13 March 2020

Coronavirus. E l’Europa?

Si è parlato di Europa, in questi giorni.

Non ci avrebbe aiutato, mentre la Cina sì.

E le critiche arrivano soprattutto da chi l’Europa non la vuole, perché preferirebbe una grande nazione sovrana! “Vedi – sembrano dire – abbiamo ragione, l’Europa è solo un problema, anche in questo caso”.

Ci sarà tempo, dopo l’emergenza scatenata dalla pandemia del coronavirus, per fare tante riflessioni, su ciò che dovremmo imparare da una situazione come questa, inedita, che stiamo vivendo.

Una prima riflessione l’ha fatta il professor Telmo Pievani (http://bit.ly/2xBCkwv) e riguarda gli aspetti evolutivi di questa situazione: questo “salto” del virus nell’uomo non è casuale, ma dipende anche da come stiamo nel mondo, dal rapporto che abbiamo tra di noi e con l’ecosistema. E’ un rapporto che deve cambiare se vogliamo preservarci.

Nella stessa ottica, aggiungo una seconda riflessione: anche questa pandemia ci dice, ancora un volta, che viviamo in un mondo interconnesso e interdipendente. Noi possiamo mettere tutti i confini che vogliamo, nel nostro linguaggio, nei nostri pensieri e nelle nostre società, ma ciò che avviene in qualsiasi parte del mondo non solo ci riguarda, ma in poco tempo ha delle ripercussioni con il resto del pianeta.

Di fronte a questa situazione l’unica cosa che non possiamo permetterci di fare è quella di chiuderci, di far finta che l’interconnessione e l’interdipendenza si possano interrompere con un “click”, quando non ci piacciono o non ci convengono… Non è così.

Dobbiamo rivedere molto del nostro stile di vita, ma è ora che da un punto di vista socio-politico capiamo che occorrono, sempre di più, istituzioni interconnesse e interdipendenti, adatte all’epoca che stiamo vivendo. E queste vanno costruite.

Diversamente, soprattutto nelle difficoltà, prevarranno sempre gli egoismi, il desiderio di proteggersi a scapito di altri… che siano persone o popoli.

Vale per il tema migranti, per le questioni fiscali e da oggi, anche per quelle sanitarie.

Ci servono istituzioni capaci di agire avendo a cuore un bene comune che riguardi uno spazio sempre più ampio e un numero di persone maggiore. Ma per fare questo devono essere legittimate a farlo.

Serve autorità, che in questo momento manca all’UE. Perché un domani possa esserci serve costruire un soggetto politico più ampio degli attuali stati-nazione (la Repubblica d’Europa!), capace di affrontare le sfide odierne di un mondo sempre più interconnesso e interdipendente.

Come ha scritto oggi, Slavoj Zizek su Internazionale “la crisi attuale dimostra che la solidarietà e la collaborazione globale sono nell’interesse di tutti, e sono l’unica cosa razionale ed egoista da fare”.

 

Domenico Rossi,

Consigliere della Regione Piemonte

Vice-Presidente – IV Commissione (Sanità, politiche e sociali e politiche per gli anziani)