26 maggio 2011

Acqua pubblica, cresce il fronte del sì

Fonte: La Stampa Torino

L’acqua oggi comincia a scarseggiare «e fa gola a chi va in cerca di profitti; più che una guerra dell’acqua, si deve, dunque, parlare di rapina dell’acqua, ma i beni comuni devono restare fuori dalle logiche di mercato». Sono le parole di don Luigi Ciotti al convegno con cui la Cgil scende in campo a sostegno dei due Sì nei referendum sull’acqua pubblica del 12 e 13 giugno.

E Ciotti – che sostiene essere l’acqua «prima ancora che un bene comune, la base della vita» – ha raccontato che «la gestione della rete idrica di aziende miste o private ha comportato aumenti delle bollette; nel 2002 ogni italiano pagava 182 euro oggi 301».

Quello del costo è solo uno dei problemi, ma sicuramente importante. Ciotti ha ricordato che «a Berlino nel 1999 il 49% dell’acqua è stata venduta a privati con il risultato che le bollette sono cresciute del 35%, il doppio della media in Germania». Così a febbraio i berlinesi hanno votato, nel referendum che si è tenuto, al 98% per il ritorno alla gestione pubblica.

La Cgil è parte del Comitato per l’acqua pubblica sia a livello nazionale sia a Torino e Elena Ferro, della segreteria regionale, spiega che la posta in gioco è molto alta anche da un punto di vista occupazionale: «Con le privatizzazioni, salgono le bollette e cala la buona occupazione».

Ha avanzato una ipotesi allarmante: «L’idea di mettere le mani su un business facile, su un mercato protetto che potrebbe essere ceduto all’iniziativa privata è elevata, diffusa e strutturata».

E ha aggiunto: «Dobbiamo interpretare le istanze di tanti cittadini che sono per il Sì come un elemento che chiede una profonda trasformazione del modello economico e sociale che è stato costruito in questo paese. Che si raggiunga il quorum e vincano i Sì rappresenta il punto di partenza per elaborare insieme a questo largo fronte di cittadini un progetto che guardi ai temi del sindacato e dei diritti delle persone con un’ottica diversa».

A Torino il Comitato per l’acqua pubblica è uno dei più attivi in Italia. Ogni mercoledì sera nella sede dell’Arci di via Cernaia alla riunione – coordinata dalla brillantissima settancinquenne, Mariangela Rosolen ex consigliere comunale e deputato – c’è una piccola folla di ragazzi, ex militanti di partiti – di sinistra, ma anche leghisti della prima ora – cittadini di tutte le tendenze politiche o «disinteressati alla politica generale».

Del tutto apartitico il comitato che – composto da una quarantina di associazioni – si autofinanzia. Racconta Rosolen: «Abbiamo raccolto 20 mila euro in pochi mesi».

Servono a stampare volantini e manifesti». O a organizzare manifestazioni come quella che ci sarà l’8 giugno in tutta la città. Una sorta di chiusura della campagna non tradizionale che culminerà con flash mob a Porta Nuova, volantinaggio di massa e, forse, un incontro tra Fassino – che ha annunciato il sostegno al Sì al referendum – e Anne Le Strat, l’assessore del Comune di Parigi ha che ha nuovamente reso pubblica l’acqua. E domani, alle 16, il Comitato organizza al Sermig un suggestivo convegno sul tema «Le religioni e l’acqua».