5 March 2020

“Grecia scudo d’Europa”. Parole offensive!

Ieri i vertici dell’Unione Europea hanno incontrato il premier greco Mitsotakis, per affrontare la nuova crisi di rifugiati siriani “ammassati” alla frontiera tra Grecia e Turchia.

Ma le parole pronunciate da Ursula Von Der Leyen in qusta occasione ci offendono!

O si assume il punto di vista delle vittime, in questo caso della guerra, e si declinano le politiche a partire da questo oppure si tradiscono i valori costitutivi della democrazia e della Unione Europea che è nata come patto tra i sopravvissuti all’orrore della violenza nazi-fascista. La presidente della Commissione Europea ieri ha perso una occasione, le sue parole “Grecia scudo dell’Europa” sono un grave errore. Ma anche quelle di David Sassoli, presidente del Parlamento Europeo, che pure si è sforzato, in assenza di competenze del Parlameto europeo di tirare la barra almeno dalla parte dei minori non accompagnati, restano lontane dal cuore della questione. L’Unione Europea così come è, è impotente in politica estera, è fragile, litigiosa ed iniqua all’interno: destinata ad essere essa stessa vittima e preda di chi ha già archiviato la democrazia. L’unica strada è la riforma radicale dell’Unione, che deve diventare una Repubblica federale fondata sull’uguglianza di diritti e doveri. Meno di questo, si muore (come sta già succedendo all’umanità fuori le mura).

Alcuni Eurodeputati hanno scritto alla presidente Von Der Leyen.

Qui la lettera completa:

 

Bruxelles, 3rd March2020

Cara Presidente, 

desideriamo innanzitutto ringraziarla per la missione in Grecia e vogliamo davvero credere che l‘Europa si impegni ad affrontare e risolvere la drammatica crisi umanitaria che si vive ai confini europei tra la Grecia e la Turchia, con decine di migliaia di profughi (moltissime le donne e i bambini) in fuga da villaggi distrutti e da un paese come la Siria martoriato da anni dalla guerra acuita oggi dalla crisi di Idlib, che contrappone Erdogan ed Assad, sostenuto dalla Russia.

Sappiamo che la situazione di precarietà’ e di difficoltà in cui versa la Grecia rende questa nuova pressione di profughi in arrivo difficilmente sostenibile senza aiuti straordinari europei, ma repressione e respingimenti brutali non sono accettabili nei confronti di persone inermi e disperate.

La situazione, gravissima, per la quale le scriviamo e per la quale le chiediamo uno speciale intervento è quella dei minori non accompagnati che vivono già da tempo in Grecia, in condizioni veramente drammatiche, che sono una ferita, oltre che una vergognosa contraddizione, per un continente che si fonda sui valori e sui diritti umani e dovrebbe tutelarli soprattutto tra i più vulnerabili, i BAMBINI SOLI e i MINORI! 
Come lei sa, in Grecia, nel paese e nelle isole di Lesbo e di Samo vivono 3868 minori non accompagnati e bambini separati dalle famiglie (UASC), situazione già denunciate più volte dall’OIM, dall’UNHCR e da molte ONG e volontari attivi sul terreno, e di questi 1060 si trovano in accampamenti informali. 

In particolare le vogliamo parlare di Samo dove ci sono 500 minori in estrema precarietà, ammassati in campi per adulti, bambini che soffrono carenza di acqua, di medicine e di una adeguata assistenza, tanto che si manifestano episodi di autolesionismo e di atti anche più gravi.

Ciò che dunque le CHIEDIAMO con tanto calore è che lei attivi, e può farlo, una URGENTE INIZIATIVA per creare un corridoio umanitario europeo per sottrarre questi bambini al loro abbandono.

Le soluzioni possibili sono varie: si potrebbe creare con l’UNHCR un nuovo programma di ricollocamenti per minori richiedenti asilo dalla Grecia. 

Se non fosse possibile spostare i bambini dalle isole, si potrebbero trasferire i minori che si trovano ad Atene con un piano europeo (con il sostegno UNHCR) dando così la possibilità di spostare lì i minori da Samos, dove sono in condizioni molto peggiori.

C’è anche una strada di accordi bilaterali della Grecia con i singoli Stati europei, ma, anche in questo caso, occorrono una facilitazione e un sostegno dell’Europa, anche informali.

C’è infine la strada maestra: aprire un corridoio umanitario europeo.

In tal caso, troverà, cara Presidente, paesi sensibili e disponibili, oltre a grandi organizzazioni che non hanno mai fatto venir meno il loro appoggio e il loro contributo concreto, come, per citare due realtà italiane, la Comunità di Sant’Egidio e la Chiesa Valdese. 

Siamo certe che Lei accoglierà questa richiesta, anche per la sua sensibilità di madre e di donna che fa politica pensando alle persone.

Con cordialità e stima,

Patrizia Toia, Simona Bonafè, Caterina Chinnici, Elisabetta Gualmini, Alessandra Moretti, Pina Picierno, Irene Tinagli