30 June 2020

Mondragone: le ragioni di una bomba sociale pronta ad esplodere

Le cronache di questi giorni ci stanno raccontando una versione semplicistica di quanto sta accadendo a Mondragone, nel Casertano, dove un focolaio di Covid 19 ha innescato una “guerra” tra i braccianti Bulgari che vivono nei palazzi ex Cirio, divenuti zona rossa per via dei contagi riscontrati, e alcuni cittadini italiani.

Noi abbiamo chiesto conto della situazione ad un osservatore speciale: Benedetto Zoccola, ex vicesindaco di Mondragone, attuale vicesindaco di Aversa (CE) e Consigliere Comunale del Comune di San Luca (RC). Zoccola negli anni passati è stato prima minacciato dalla Camorra e poi vittima di un attentato che gli è costato l’uso di un occhio e di un orecchio.

Benedetto, parlaci dell’area in cui si stanno verificando questi fatti?

Innanzitutto una premessa: l’area delle case ex Cirio non è occupata dai braccianti Bulgari, come erroneamente detto da diverse testate giornalistiche. Quell’area nacque come località balneare sul finire degli anni ’70, ma poi, in seguito ai terremoti che colpirono l’area negli anni ’80, è stata destinata ad accogliere i cittadini rimasti senza casa. Da allora la zona ha subito un costante degrado, diventando negli anni casa di numerosi cittadini stranieri provenienti dall’Est Europa.

I Bulgari, attualmente residenti, non occupano le case, ma le affittano da proprietari che il più delle volte non si fanno alcuno scrupolo a concedere appartamenti fatiscenti, non a norma e abitati da un numero di persone sproporzionato per le dimensioni degli alloggi. Questo ha fatto in modo che una vera integrazione non si sia mai verificata e che gli abitanti delle palazzine siano spesso vittima di fenomeni di Caporalato. Inoltre la Criminalità organizzata ha trovato in loro braccia per attività di spaccio e tabacchi esteri lavorati, le cosiddette sigarette di contrabbando che si trovano ancora da quelle parti.

Cosa sta accadendo davvero a Mondragone?

Già da diversi anni il clima di intolleranza era palpabile, con una netta distinzione tra le zone abitate e frequentate dagli stranieri e quelle predilette dagli italiani. Il focolaio di Covid 19 ha innescato una una “bomba razziale” già pronta ad esplodere, fomentata dalla criminalità organizzata.

Quando l’ASL è intervenuta nell’area per effettuare i tamponi, i cittadini Bulgari hanno protestato, vivendo l’accaduto come una forma di razzismo e molti si sono sottratti ai controlli. A questa violenza è seguita una ripicca dai parte dei cittadini italiani che hanno colpito le loro auto. Al momento la situazione è stata sedata, ma la violenza è pronta a riesplodere, temo violentemente.

Quali sono le soluzioni che secondo te possono essere messe in atto per risolvere la situazione?

Per prima cosa bisogna ristabilire le regole da una parte e dall’altra. I Bulgari non sono extracomunitari, ma cittadini Europei. Hanno il diritto di stare in Italia, ma è necessario che rispettino le leggi.

D’altro canto bisogna mettere un freno agli affitti illegali e intervenire sul Caporalato.

Alla base di tutto ciò è necessario un piano di integrazione a partire dalla scuola. Molti Bulgari non sanno l’italiano e questo è un problema prima di tutto di civiltà.

Quando ero vicesindaco la mia giunta aveva emanato una delibera per mettere un limite al sovraffollamento delle case e aveva avviato la raccolta differenziata dei rifiuti anche in quella zona, perchè l’educazione civica apre la strada all’integrazione. Credo che sia necessario continuare su quella strada.