6 March 2020

Lettera al movimento della Coop Nanà

Care e Cari,

era il 12 dicembre del 2016, quando, nel pieno dell’emergenza sbarchi sulle coste del nostro Paese, abbiamo dato vita a Casa Asilo, accogliendo dodici ragazzi provenienti dalla Somalia, che dopo anni di viaggio in fuga per la vita, attraversando l’Africa, passando per il Sahara, il macello libico e attraversando il Mediterraneo, arrivarono a Torino e a San Sebastiano da Po, in Cascina Caccia.

Prima ancora l’esperienza vissuta in Casa Acmos con Idowu, Seidu, Idrisa, Emwinghare, Jerry e Martins che ci ha motivato a voler strutturare in maniera più professionale il nostro impegno attraverso la Cooperativa Nanà.

Casa Asilo prima e Casa Bashaash poi, nata nel 2018 dal desiderio e dall’impegno del nostro Daniele, sono il nostro tentativo di reagire al richiamo di accoglienza che arriva ai confini della nostra Europa, è il nostro modo per non sentirci spettatori impotenti, ma parte attiva di un mondo che si riconosce nei valori dell’accoglienza e apre le porte dei propri spazi.

Per noi Accoglienza fa rima con Convivenza, cioè il desiderio di voler condividere le proprie vite con quelle dei ragazzi che abbiamo accolto, generando comunità a partire dal vivere insieme, perché non può esserci inclusione senza incontro, conoscenza e scambio.

I nostri progetti di accoglienza sono nati nell’ambito della rete dei CAS, i Centri di Accoglienza Straordinaria, in relazione ai bandi della Prefettura di Torino.

Vi scriviamo per condividere una decisione che abbiamo assunto all’interno della Cooperativa Nanà, perché crediamo che ciascun progetto o attività nel nostro network debba sempre rispondere al Movimento in cui ci abbeveriamo.

A seguito dei cosiddetti “Decreti Salvini”, sono stati rivisti i criteri delle gare d’appalto che istruiscono i servizi di accoglienza per i richiedenti Protezione Internazionale.

La Cooperativa Nanà ha deciso di non voler partecipare alla gara d’appalto con scadenza 6 marzo 2020 e di sostenere la cooperativa Mary Poppins nel ricorso presentato al Tar del Piemonte.

In queste settimane abbiamo lungamente valutato, confrontandoci insieme alle principali organizzazioni impegnate nel mondo dell’accoglienza, sull’opportunità e sulla sostenibilità della partecipazione alla gara d’appalto.

Riteniamo che la nuova gara d’appalto della Prefettura di Torino, per come è stata strutturata, crei le condizioni per sgretolare il sistema di accoglienza in piccoli centri diffusi sul territorio, vanificando il tentativo di generare inclusione sociale e creando problematiche per la sicurezza pubblica. Dove non c’è un adeguato accompagnamento dei percorsi, abbiamo già avuto modo di verificare, si vengano a creare situazioni di marginalità, vulnerabilità preda di mafie e microcriminalità. La famosa quota dei 35 euro procapite, ridimensionata a 18 euro, non è che la punta di un iceberg che vede le sue fondamenta in un modello di accoglienza improntato nella costituzione di grandi centri massivi, in cui i beneficiari saranno in “sosta silenziosa”, in attesa dell’incontro personale con le Commissioni Territoriali che dovranno rispondere alle domande di Protezione Internazionale.

La decisione di non partecipare alla gara d’appalto non rappresenta unicamente la mancata offerta di un servizio, ma vuole essere il tentativo di rappresentare l’indisponibilità a contribuire alla precarizzazione di un sistema di accoglienza che, sul nostro territorio, ha saputo generare anche importanti occasioni di opportunità e riscatto sociale. Crediamo di essere in buona compagnia e speriamo che molti come noi abbiano assunto questa decisione.

Mettere in discussione i nostri progetti di accoglienza avrà sicuramente delle forti ricadute, intanto per i ragazzi che attualmente ospitiamo, oltre che sull’equipe che professionalmente è concentrata sulla costruzione della progettualità sociale, sulle nostre strutture che potrebbero perdere molto in termini di significato ed esperienza, come, ad esempio, le numerose esperienze di testimonianza nelle scuole in collaborazione con il progetto Scu.Ter di Acmos e le partecipazioni alla Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo di tutte le Vittime innocenti delle mafie.

L’importanza di questa scelta ci spinge ad allargare il recinto della conversazione e della condivisione, per questo abbiamo scelto di scrivere, con la disponibilità ad incontrarci per continuare insieme a costruire una repubblica europea in cui riconoscerci, capace di saper rispondere in maniera dignitosa alle grandi questioni del nostro tempo.

Il nostro impegno non finisce qui.

La Cooperativa Nanà