8 novembre 2010

Il Comunicato di FedeR.M.O.T. – Federazione Magistrati Onorari di Tribunale

Roma, 7 novembre 2010

MUTUO SOCCORSO PER I GIUDICI PRECARI

A partire da domani 8 novembre i magistrati onorari di tribunale si asterranno dalle udienze civili e penali per cinque giorni.

I coordinatori locali hanno comunicato al Consiglio Direttivo che l’adesione allo sciopero raggiungerà i massimi storici (solo contando i processi penali, rischia di saltare il 98 per cento delle udienze monocratiche, pari all’80 per cento dei processi di primo grado). È il risultato delle deluse aspettative della categoria indotte dalle promesse dell’attuale ministro, che dimostrando seria attenzione alle nostre denunce (riconoscimento della necessità di valorizzare la professionalità acquisita dai magistrati onorari e adeguamento dell’aspetto retributivo), aveva garantito il varo della riforma della magistratura onoraria da parte del Governo entro l’estate.

Invece i giudici onorari continuano a scrivere gratuitamente sentenze su sentenze, ma nelle statistiche nazionali il loro lavoro continua ad essere ignorato, trascurando che sono stati loro a pronunciarle.

Ai giudici e ai pm onorari la fatica improba di raggiungere, coi propri mezzi, le sedi distaccate, lontane decine di chilometri dai tribunali.

Sono gli ultimi cottimisti del nuovo millennio, pagati 73 euro netti a udienza. Il resto del lavoro, studio degli atti e redazione delle motivazioni, non viene retribuito. Perseguono i datori di lavoro pubblici e privati che non versano i debiti contributi per i propri dipendenti, ma sono i primi a vedersi negato dallo Stato il diritto alla pensione. Le ferie estive e le festività per loro sono un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro a paga zero. La malattia un rischio ulteriore di mancata retribuzione.

In scadenza da un anno all’altro, aspettano che il prossimo dicembre il Governo li proroghi in via d’urgenza (urgenza che ormai dura da dodici anni).

La normativa sulla loro retribuzione è stata sempre lacunosa. La corrispondenza tra gli uffici territoriali e il ministero per fare chiarezza, incessante. Le risposte del ministero contraddittorie tra loro. Quanto disposto dal dipartimento affari giuridici sotto una legislatura è stato negato dal dirigente subentrato successivamente. Risultato, ispettori del ministero che chiedono indietro, al lordo (cioè più di quello che è stato corrisposto!), metà della retribuzione degli ultimi dieci anni, a volte intera, perché, mutando precedenti determinazioni si è asserito retroattivamente che certe attività non andavano retribuite (ma alcuni magistrati onorari per anni hanno svolto esclusivamente quelle attività). Come se la Costituzione non prescrivesse la retribuzione del lavoro in quanto tale. Sulla base di tale pretese il Ministero della Giustizia si fa giustizia da sé, trattenendo la retribuzione per il lavoro prestato adesso in compensazione di quello già svolto e che non intende più retribuire.

Da tempo, ispirandosi alle società di mutuo soccorso, i magistrati onorari organizzano collette per indennizzare i colleghi (a partire dal 2007, quando il CSM ha stabilito che in caso di maternità è obbligatorio anche per i magistrati onorari astenersi dal lavoro – salvo nessun indennizzo -; l’ultima volta, a livello nazionale, per indennizzare i colleghi dell’Aquila, rimasti per mesi senza lavoro e senza stipendio).

Siamo costretti a farlo un’altra volta, per venire incontro ai colleghi che stanno lavorando gratis in attesa che i tribunali decidano i loro ricorsi stabilendo che non devono restituire niente al ministero. Questa volta chiederemo anche ai magistrati di professione un contributo e una presa di posizione, trattandosi di una battaglia per il decoro e la dignità dell’intero ordine giudiziario.

Denunciamo che questa situazione non lede solo la dignità dei magistrati onorari in quanto lavoratori, ma mina le fondamenta della civiltà giuridica, negando il principio di indipendenza che garantisce l’imparzialità dello ius dicere, rassicurando chi ad esso soggiace (come potrà rispettare la decisione il cittadino, nel sapere che è stata assunta da chi non è riconosciuto dallo Stato come titolare dei più elementari diritti?).

Alle promesse non sono seguiti i fatti, e nel frattempo, invece, corre voce che il Governo stia prendendo in considerazione l’ipotesi di assegnare l’arretrato delle controversie civili a sezioni stralcio composte dai magistrati che stanno correndo in pensione. I quali, dopo aver raggiunto il culmine della carriera e avere svolto funzioni direttive o giudiziarie fino in Cassazione, dovrebbero dare la disponibilità – prevedibilmente in cambio di una retribuzione a cottimo incommensurabilmente inferiore a quella dei magistrati di professione in servizio -, a decidere nel merito un contenzioso seriale, quali le cause di condominio. Tutto questo al fine di centrare obiettivi di efficienza, per avvicinarsi ai quali, prima del loro pensionamento, finora è stato necessario l’apporto della magistratura onoraria (per altro molte cause civili istruite e non decise da magistrati adesso in pensione, sono già state assegnate per la motivazione proprio ai giudici onorari).

Non occorrono altri argomenti per concludere che di fronte a una crisi della giustizia che ha raggiunto il parossismo, manca ogni prospettiva di soluzioni realistiche ai problemi concreti.

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Presidente – Paolo Valerio
Responsabile per le Comunicazioni – Paola Bellone – 320.7514301