25 Aprile: l’Italia ripudia la guerra

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Articolo 11 della Costituzione italiana

Così scrivevano nell’immediato dopoguerra i Padri Costituenti, impegnati nella ricostruzione dell’Italia e dell’Europa. Molti di loro avevano vissuto direttamente l’esperienza della Seconda Guerra Mondiale e della Resistenza, chi da combattente, chi da deportato, confinato e dissidente politico e la scrittura della nostra Costituzione non è stato altro che il tentativo di costruire un Paese che non avrebbe mai più dovuto conoscere gli orrori della guerra.

Non solo in Italia, ma anche nel resto del continente ci si stava interrogando su come eliminare definitivamente la guerra dalla Storia: negli stessi anni stava iniziando a prendere forma il primo nucleo dell’integrazione europea, la CECA, che puntava a creare un tavolo condiviso tra gli Stati europei per il controllo delle risorse principali dell’industria bellica, nella speranza che il dialogo e il compromesso avrebbero potuto prendere definitivamente il posto delle armi.
Negli anni il processo di integrazione è continuato garantendo pace e stabilità, passando dal piano economico a quello politico, in un crescendo che fino alla Brexit è sembrato irreversibile.

Proprio per i suoi sforzi per la pace all’UE nel 2012 è stato addirittura assegnato il premio Nobel per la Pace.
Così recitano le motivazioni:

“Il Comitato per il Nobel vuole concentrarsi su quello che considera il più importante risultato dell’Ue: l’impegno coronato da successo per la pace, la riconciliazione e per la democrazia e i diritti umani. Il ruolo di stabilità giocato dall’Unione ha aiutato a trasformare la gran parte d’Europa da un continente di guerra a un continente di pace. Il lavoro dell’Ue rappresenta la “fraternità tra le Nazioni”, e costituisce una forma di “congressi di pace” ai quali si riferiva Alfred Nobel nel 1895 come criterio per il premio Nobel per la pace”.

Sicuramente oggi una guerra tra le Nazioni europee è impensabile, ma cosa accade fuori dai confini dell’UE?
Mentre a Oslo l’UE veniva insignita del prestigioso premio, a Kiev iniziavano i tumulti che sarebbero sfociati nell’EuroMaidan e nella guerra in Donbass, eventi che hanno visto la comunità internazionale, UE compresa, come spettatori. Dal 2000 al 2020 l’Europa ha esportato armi per un valore complessivo di 149 miliardi di €, piazzandosi al secondo posto dopo gli USA (dati dello Stockholm International Peace Research Institute) e i suoi Stati membri hanno partecipato a tutte le guerre mosse dalla NATO dalla sua fondazione.
L’aggravarsi della guerra in Ucraina ha messo di nuovo in evidenza le contraddizioni di questo sistema: l’invio di armi all’Ucraina e le sanzioni alla Russia sembrano per ora l’unico fronte su cui gli Stati europei viaggiano compatti.

Noi siamo profondamente convinti che l’UE debba lavorare per diventare un attore globale sempre più in grado di portare sul dibattito pubblico la sua unicità in termini di costruzione di pace e solidarietà, non relegandola solo all’interno dei propri confini politici: lavorare per la pace significa ancora oggi inverare quella promessa di uguaglianza e libertà che sta alla base della nostra Costituzione antifascista e per questo irrevocabilmente pacifista.
Per fare tutto questo siamo fermamente convinti che il Parlamento Europeo debba aprire una nuova fase costituente verso la costruzione della Repubblica d’Europa, per poter permettere all’UE di essere ancora avanguardia nella costruzione di percorsi di pace e democrazia anche fuori dai suoi confini.

Con questo spirito parteciperemo alla fiaccolata cittadina della sera del 24 aprile e continueremo la nostra marcia fino all’istituto Avogadro davanti alla lapide di Adriano Ferrero, giovane studente ucciso dai nazifascisti, dando voce a tutti i giovani europei che sognano e si impegnano per un’Unione Europea costruttrice di pace.

I giovani di Acmos