16 luglio 2012

Fiat DOVE?

La verità che oramai è il segreto di Pulcinella è che la Fiat non ha alcun piano di investimento sulla politiche industriali del gruppo.

Non solo non ci sono investimenti, ma  non si tiene conto nè dell’Italia nè tantomeno  dell’Europa. Come si può vedere dalla mappa, (CLICCA QUI per vederla), il baricentro della produzione adesso è completamente spostato.

E poi: produrre per l’America? La 500L?  La domanda secondo me è: siamo certi che il rischio di chiusura lo corra uno stabilimento su quattro? Perchè io temo che uno su quattro sarà quello che rimane aperto; e del resto mi sembra che Fiat con il Governo abbia le mani più che libere: qualcuno gli sta chiedendo conto di qualcosa? A me non pare.

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Fonte: Wired.it – “In Italia uno stabilimento è di troppo”. Con la cessazione della produzione della Fiat Idea e della Lancia Musa, dove erano attivi più di 2500 operai, nello stabilimento Mirafiori di Torino resteranno attive unicamente linee dedicate all’Alfa Romeo MiTo, che impiegano solo 1600 addetti. Dato che è ampiamente al di sotto degli indici di efficienza industriali: o arriva un altro modello da produrre qui, o l’impianto è a rischio-chiusura. Lo aveva del resto annunciato solo una settimana fa Sergio Marchionne durante la presentazione alla stampa della nuova Fiat 500 L, prodotta nello stabilimento serbo di Kragujevac (creato grazie a ingente sostegno statale da Belgrado): “Con l’attuale situazione del mercato europeo, uno degli stabilimenti italiani è a rischio chiusura”. La 500 L è realizzata proprio dal 4 luglio 2012 in Serbia ed è l’auto che nella gamma Fiat rimpiazza la Idea (oltre alla Multipla e all’Ulysse, ma questa è un’altra storia), la monovolume compatta venduta ancora – in Italia – in circa 500 esemplari al mese, un terzo della sua cugina Lancia Musa, che esce di scena quando è ancora tra le più vendute nel suo segmento e della quale non è ancora prevista una sostituta. 

La domanda sul mercato interno, in calo dai 2,4 milioni di auto di 5 anni fa ai 1,4 milioni previsti per il 2012, ossia un ritorno alle dimensioni di business del 1979, non lascia alcuna speranza, né è economicamente profittevole produrre in Italia i modelli del gruppo Fiat-Chrysler destinati al fiorente mercato d’oltreatlantico, se non quei pochi ai quali è solo richiesto di sondare il terreno, come nel caso della succitata 500 L, che l’anno prossimo sbarcherà negli States in piccoli contingenti trasportati dalla Serbia. 

Al di là delle rilevanti ricadute occupazionali, risultano allarmanti alcune scelte di politica di prodotto all’interno del Gruppo Fiat: escono di scena prodotti ancora richiesti (e oltretutto realizzati in Italia) per lasciar spazio a vetture di fatto importate da stabilimenti stranieri, non sempre baciate dal successo, come nel caso delle Lancia Voyager, Thema 2 e Flavia 2 Cabriolet, costruite oltreatlantico ed esportatein Europa, semplicemente sostituendone mascherina e sigle di identificazione. Mentre vengono tralasciati interi segmenti di mercato (per giunta quelli di maggior successo, come quelli relativi alle station wagon di fascia intermedia e delle crossover), abbandonando oltretutto il campo dal segmento D (uno dei più redditizi per i Costruttori, a patto di vendere qualche centinaio di migliaia di pezzi a livello continentale) dove l’unico presidio nazionale è quello rappresentato dalla Alfa Romeo 159, berlina e Sportwagon, ormai a fine carriera e priva di un rimpiazzo. 

Al momento attuale le uniche concrete speranze di salvezza dell’impianto produttivo torinese sembrano legate agli sviluppi del recente protocollo d’intesa con la Mazda: potrebbero nascere a Mirafiori le spider Alfa Romeo basate sulla MX-5 di nuova generazione, mentre la salvezza di Melfi sembra legata anche all’eventuale sviluppo congiunto Fiat-Mazda delle eredi delle attuali Punto e Mazda2. 

Chiuderanno, intanto, 5 stabilimenti in Europa, con l’interessamento di 1.075 lavoratori. Durante la presentazione del nuovo camion Stralis, l’Amministratore Delegato di Iveco Alfredo Altavilla ha fatto sapere che sarannochiusi lo stabilimento francese di Chambery, quelli tedeschi di Weisweill e Ulm e quelli austriaci di Graz e di Goerlitz.