14 maggio 2013

Volpi e pollai.

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In tema di finanza e di crisi, abbiamo intervistato Roberto Bosio, autore del libro ‘Libera volpe in libero pollaio’ 

 

Disoccupazione in aumento (soprattutto tra i giovani), aziende che chiudono, un panorama economico a tinte sempre più fosche: stiamo vivendo una crisi che pare non abbia una fine. Quali sono le cause secondo te?

 

Le cause, non solo secondo me, sono da ricercarsi nel sistema finanziario. Tutto iniziò nel 2007 con la crisi dei mutui subprime – ovvero i mutui concessi a chi viene considerato ad alto rischio di insolvenza – negli Stati Uniti.

Le nuove tecniche della finanza hanno trasformato l’erogazione di un mutuo in un’operazione ideale. La banca lucra commissioni abbondanti e si libera del rischio d’insolvenza del debitore cartolarizzando questi crediti, ovvero trasformandoli in obbligazioni che vengono vendute nei quattro angoli del globo, sfruttando l’assist delle agenzie di rating che promuovono spesso questi titoli ad alto rischio con la tripla A, ovvero con il massimo voto…Non c’è da stupirsi, le agenzie di rating sono pagate da chi emette il titolo, e tra i loro azionisti ci sono le banche che le chiedono un voto quando devono emettere le loro obbligazioni…

Il sistema regge finché i prezzi delle case negli Usa continuano a salire. Quando iniziano a scendere, c’è chi inizia a non pagare più il mutuo e i titoli collegati si mostrano per quello che sono: spazzatura.

Da soli i mutui subprime avrebbero rappresentato un problema limitato. Il problema è che le banche hanno in bilancio tutta una serie di strumenti finanziari molto complessi, per cui è difficile capire quali siano effettivamente le loro attività e passività. Dubbi che vengono rafforzati dal fallimento nel 2008 della Lehman Brothers seguita da molte altre banche nel resto del mondo – ed essere in buona parte salvate dai soldi pubblici.

L’ultimo capitolo arriva nel 2011: dopo non aver fatto ordine nei suoi conti, ora usa il denaro che le banche centrali le hanno gentilmente regalato per attaccare i paesi maggiormente indebitati – l’Italia in primis.

 

Nel tuo libro individui come una delle cause principali una pressoché totale assenza di controlli della politica sul mercato: come è possibile fermare questa corsa alla deregulation?

 

La deregulation è stata possibile perché tutti hanno creduto – politici, giornalisti, intellettuali… – che il libero mercato fosse il punto di arrivo, una sorta di Terra Promessa o Eldorado a cui tutto il genere umano avrebbe dovuto aspirare. La realtà e ben diversa: quando le forze del mercato vengono lasciate senza controlli finiscono sempre per stamparsi contro un muro (o qualche altro ostacolo fisso).

Le deregulation si ferma in due modi, ritornando a fissare delle regole a livello nazionale ma non solo. Le grandi multinazionali riescono spesso a pagare solo il 5% di tasse sui propri profitti. Per riportali a livello delle piccole imprese, è necessario operare a livello internazionale. Modificando ad esempio il quadro di regole stabile a livello dell’Ocse.

Ridare delle regole in primis alla finanza è solo una parte del lavoro. Bisogna ridare all’economia la sua giusta dimensione. Che non è quella attuale, in cui tutti i problemi vengono visti solo dal punto di vista economico…

 

Pensi sia possibile che la politica, sia in Italia che in Europa, abbia la forza di opporsi a questo liberismo sfrenato i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti? E se sì, come?

 

Io credo che oltre che necessario, sia possibile. Nel resto del mondo si vedono tanti segnali di un possibile rovesciamento di forze, mentre in Italia spesso rimaniamo invischiati in discussioni di infima importanza. In lotte tra fazioni di cui poco si capisce.

La politica può tornare a cambiare il mondo se troverà nuovi modi per coniugare le idee di giustizia e solidarietà. Io nel libro faccio qualche esempio –alcuni sono frutto di un paio di discussioni con Davide Mattiello.

Un’idea può essere il reato di attacco speculativo alle monete o di illecito arricchimentoproveniente da manovre speculative contro monete (con conseguente confisca dei patrimoni acquisiti). O ancora il reato di abuso di posizione dominante in campo finanziario (quando la capacità di un competitore finanziario supera una certa soglia, giudicata pericolosa per la sovranità degli Stati, viene sanzionato. Una sorta di abuso di posizione dominante come aveva fatto l’Unione Europea con Microsoft).

All’inizio degli anni Novanta, George Soros ha guadagnato miliardi di dollari nel giro di pochi giorni attaccando sterlina e lira, in gran parte a causa di questa incursione, il governo Amato partorì una manovra finanziaria da 100.000 miliardi di lire, la più importante dal dopoguerra, che conteneva il prelievo forzoso del 6‰ dai conti correnti delle banche italiane, nella notte tra giovedì 9 e venerdì 10 luglio 1992.

Secondo voi questa è giustizia?