27 gennaio 2014

UE Vs mafie

Commissione-Europea02-715

Sin dagli albori, l’Unione Europea ha cercato di influenzare le legislazioni penali degli Stati Membri, in particolare con la creazione del c.d. terzo pilastro (Trattato di Maastricht del 1992) e poi con il Trattato di Amsterdam del 1997 ove per la prima volta si fa esplicito riferimento alla necessità di raccordare le legislazione penali all’interno dell’Unione. Il crimine organizzato è sempre stata la materia centrale del processo di ravvicinamento poiché gli Stati hanno avvertito la forte necessità di un’azione comune per combattere un fenomeno che travalica i confini nazionali. D’altro canto, i tentativi di intervento degli Organi Europei sono sempre stati molto deboli, dovendosi scontrare con la paura dei Governi di perdere la propria sovranità nazionale. Per questi motivi, a livello Europeo non vi è una definizione chiara di crimine organizzato e mancano sanzioni e interventi specifici.

 

Il 14 marzo 2012, (sulla scorta della risoluzione sulla criminalità organizzata approvata nel 2011 con relatrice l’On. Sonia Alfano) il Parlamento Europeo ha deciso di istituire una Commissione speciale temporanea (con mandato di 12 mesi poi prolungati a 18) sulla criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro, CRIM, alla cui presidenza è stata nominata l’On. Alfano. La CRIM aveva, tra gli altri, il compito di: analizzare e valutare l’entità della criminalità organizzata, della corruzione e del riciclaggio di denaro e il loro impatto sull’Unione e sui suoi Stati membri, nonché proporre misure adeguate che consentano all’Unione di prevenire e contrastare tali minacce, a livello internazionale, europeo e nazionale; stabilire i contatti necessari, effettuare visite e organizzare audizioni con le istituzioni dell’Unione europea, con le istituzioni internazionali, europee e nazionali, , come pure con gli operatori di base, le organizzazioni delle vittime, i soggetti impegnati quotidianamente nella lotta contro la criminalità, la corruzione e il riciclaggio di denaro, quali le autorità incaricate dell’applicazione della legge, i giudici e i magistrati, e con gli attori della società civile che promuovono una cultura della legalità in aree difficili. Il 29 settembre 2013 la CRIM ha approvato la propria Relazione finale ed una proposta di risoluzione parlamentare che il Parlamento Europeo, il 23 ottobre 2013, ha approvato con 526 voti a favore e 25 contrari.

Si tratta di una risoluzione non legislativa, quindi non vincolante, ma che impegna la Commissione Europea, il Consiglio e gli Stati membri a implementare una serie di azioni e strumenti concreti per il contrasto comune al crimine organizzato costituendo di fatto un vero e proprio piano d’azione volto alla repressione del crimine organizzato, la corruzione ed il riciclaggio di denaro.

La risoluzione, inizia con un calcolo dell’impatto che le azioni criminali hanno soprattutto sull’economia degli Stati; si calcola che la corruzione e la criminalità organizzata impongano alle imprese dell’Unione un costo annuo di 670 miliardi; si contano 3.600 organizzazioni criminali operanti nell’Unione; il numero dei lavoratori forzati all’interno dell’UE si stima in 880.000 persone; la corruzione è percepita dal 74% dei cittadini europei come uno dei maggiori problemi nazionali ed il costo della corruzione all’interno dell’UE è pari all’1% del PIL. È chiaro, dunque, che la mafia non è un problema tutto italiano, ma impone un costo sociale ed economico imponente a tutti gli stati europei, e la CRIM ha voluto mettere in guardia l’Unione Europea dalle gravi ripercussioni della criminalità organizzata sulle economie dei paesi membri spronandola a reagire prima che sia troppo tardi.

QUALI SONO LE AZIONI CONCRETE CHE VENGONO PROPOSTE?

Innanzitutto il Parlamento identifica la risoluzione come un piano d’azione per gli anni 2014-2019, chiede alla Commissione di presentare al più presto una proposta legislativa in materia ed invita gli Stati Membri ad attivarsi per implementare tempestivamente tutte le misure suggerite.

In concreto, il Parlamento suggerisce le seguenti azioni prioritarie: stabilire una definizione unica di criminalità organizzata a livello europeo (comprendente le organizzazioni di stampo mafioso) e prevedere il reato di associazione mafiosa; abolire il segreto bancario ed i paradisi fiscali in Europa per favorire la trasparenza e permettere il controllo sulle imprese mafiose; chiedere agli Stati di prevedere sanzioni per il voto di scambio anche in presenza di vantaggi immateriali ed a terze persone; promuovere gli istituti di confisca e sequestro dei beni della criminalità organizzata e regolamentare il riutilizzo sociale dei beni confiscati; escludere dalle gare d’appalto nell’Unione gli operatori economici che siano stati condannati per criminalità organizzata, corruzione e riciclaggio; combattere la corruzione nei settori pubblici e prevedere ineleggibilità e decadenza dalle cariche pubbliche in caso di condanne per gravi reati; introdurre norme comuni per tutelare le vittime, i testimoni di giustizia ed i collaboratori.

È evidente che la proposta della CRIM e poi la risoluzione del Parlamento UE, si ispirino fortemente all’esperienza italiana nel definire le azioni più urgenti e concrete per combattere il fenomeno della criminalità organizzata anche di stampo mafioso; questo perché, purtroppo, il nostro Paese ha una radicata conoscenza del fenomeno ed una triste storia di azione mafiosa che ha costretto il nostro Legislatore a predisporre continue modifiche legislative per poter contrastare il problema. Il 2014 sarà decisivo per verificare quanto gli Organi dell’Unione e gli stati membri avranno preso sul serio i contenuti della Relazione Europea, che rappresenta l’inizio di un importante percorso verso una collaborazione Europea per il contrasto al crimine organizzato attraverso norme e forze comuni. L’On. Sonia Alfano, intervistata subito dopo l’approvazione della risoluzione, ha anche affermato la necessità di far diventare la CRIM una commissione permanente dell’Unione Europea, perché solo uno studio ed impegno continuo contro la mafia potrà portare a risultati accettabili.

Marta Cupelli