7 luglio 2017

Una sala del silenzio alla New York University

Diversi centri religiosi convivono tra spazi dedicati e una sala multifede in comune

Faiyaz Jaffer, Imam dell’Islamic Center alla NYU

New York – Cinquantamila studenti affollano le aule della New York University, nel cuore di Manhattan. Tra loro, almeno tremila si sono dichiarati musulmani al momento della scelta dell’università: “Pensiamo ce ne siano di più” dice l’imam Faiyaz Jaffer “Ma comunque è già un numero elevato”. Molti altri sono cattolici, protestanti, buddisti, ebrei, induisti e di altre confessioni religiose e fedi, ma tutti trovano il loro posto nello Spiritual Center al 238 di Thompson Street, nel centro di New York. Qui, oltre agli spazi dedicati alle varie religioni, tra cui quella musulmana, è infatti presente una sala del silenzio. Uno spazio multifede, utilizzato da tutti gli studenti, per pregare, meditare, passare del tempo nel silenzio.

Intervista a Faiyaz Jaffer

Parlandone con Faiyaz, la cosa sembra normale. “Abbiamo un forte dialogo interreligioso – spiega – noi, come musulmani, abbiamo 13 diversi gruppi di ragazzi. Uno di questi è specificatamente interreligioso, uno è dedicato allo scambio con la comunità ebraica”. Una convivenza, insomma, che funziona, anche grazie all’uso di uno spazio definito dove chiunque possa ritrovarsi, insieme, ma nel rispetto dell’altro.

Vista dalla sala di preghiera dell’Islamic Center della NYU

Anche gli spazi per le singole religioni non sono (tutti) confessionali. Nel caso dei musulmani, ad esempio, esistono due stanze dedicate alla preghiera di donne e uomini, ma la preghiera del venerdì, più partecipata, si tiene in una sala dove vengono realizzati anche incontri di tutt’altro genere. Le accortezze ci sono, come mostra il cartello sulla porta della sala per le abluzioni che invita i praticanti dello Yoga a usare il bagno in fondo al corridoio, ma la convivenza sembra del tutto pacifica.

I centri religiosi autonomi sono uno musulmano, uno per la comunità ebraica e uno cattolico. Ma in totale solo alla NYU ci sono 70 referenti religiosi, che rappresentano diverse realtà: buddisti, cattolici, hindu, sikh, musulmani, ebrei, protestanti. Ma ci sono anche uno “Humanist Chaplain” e un “Interfaith Chaplain”.

Il modello newyorchese è interessante perché è un esempio di sala multifede come quelle già studiate dalla nostra Fondazione negli ultimi anni, e che presto sarà inaugurata anche a Torino come progetto di una “Casa delle religioni”.

Ci si potrebbe infine chiedere se e come, anche in Italia, la presenza di una o più sale dedicate al culto in uno spazio come l’Università potrebbe funzionare. Si tratterebbe di un concreto segnale di apertura e di gestione della diversità religiosa nello spazio pubblico, tema al quale la Fondazione lavora da diversi anni.