15 novembre 2011

Un ritratto di Mario Monti

Secondo Wikipedia, Mario Monti è un economistaaccademico, e senatore a vita italiano. Ha 68 anni, e in questi giorni sta preparando il nuovo governo tecnico che guiderà l’Italia fino alle prossime elezioni. Il suo pedigree accademico è impeccabile: laureato alla Bocconi, si specializza a Yale studiando con James Tobin, premio Nobel e ideatore della Tobin Tax (uno strumento di stabilizzazione dei mercati finanziari). Poi la carriera universitaria, fino al Rettorato della Bocconi. Diventa commissario europeo nel 1994 sotto Berlusconi e lo resta con D’Alema. La sua competenza viene riconosciuta trasversalmente, rendendolo il candidato ideale per presiedere un gruppo di illuminati che dovrebbe gestire la cosa pubblica in mancanza di un presidente eletto.

 

 Qualcuno, ciononostante, solleva dei dubbi sul suo conto. Senza azzardare giudizi precoci, ricordiamo i tre fatti su cui si basano i suoi delatori. Tutti e tre legati al suo ruolo di economista, tutti e tre materiale con cui plasmare floride teorie del complotto. Fatto numero uno: il suo coinvolgimento con Goldman Sachs, il gigante che, accasciatosi sui propri piedi di terracotta, ha trascinato con sé nel 2008 tutta l’economia mondiale. In quel momento Monti era, già da tre anni, international advisor per la banca d’affari, accusata di aver deliberatamente contribuito ad innescare la crisi. Molti uomini della Goldman hanno, nel corso delle loro vite, rivestito in seguito cariche pubbliche anche molto influenti, favorendo l’attività della compagnia attraverso provvedimenti politici. Un esempio su tutti: Henry Paulson, prima direttore generale della Goldman poi ministro del tesoro sotto Bush, che era riuscito a far approvare una misura per facilitare i prestiti alle banche d’affari, in modo che avessero più liquidità per le speculazioni – le stesse speculazioni anarchiche che hanno fatto collassare il sistema finanziario. Come disse Alessio Rastani, broker inglese pentito, alla BBC: “I governi non governano il mondo. Goldman Sachs governa il mondo.” E ora Mario Monti, uomo Goldman, governa l’Italia.

 

Fatto numero due: Monti è stato il primo presidente di Bruegelthink tank europeo fondato a Bruxelles nel 2005. Finanziato (e composto) da 16 Stati europei e 28 multinazionali, prende posizione sulle questioni economiche interne all’Unione. Nonostante sia un organismo tecnico, che si occupa di ricerca e non fa azione di lobbying, la sua influenza sulle decisioni dei potenti europei è forte: ultimamente, ha inciso sulla gestione della situazione greca. Azione di lobbying che, però, non manca nella biografia di Monti, e consiste nel fatto numero tre: Monti è (era? dovrebbe lasciare l’incarico, in quanto investito di una carica pubblica) presidente europeo della Commissione Trilaterale. Questo gruppo dal nome innocuo, quasi burocratico, è stato fondato da David Rockefeller, presidente della Chase Manhattan Bank, nel 1973, insieme ad altri fra cui Henry Kissinger. E ad alcuni esponenti del Gruppo Bilderberg, o Conferenza Bilderberg: un incontro annuale fra personalità del mondo bancario e politico, i cui contenuti sono segreti, e che conta fra i partecipanti anche Monti.

 

I tre lati di cui si occupa la Commissione sono Europa, Nord America e Giappone, ovvero le tre potenze economiche più influneti del globo. La Commissione si esprime, dopo consultazioni private alle quali non sono ammessi giornalisti – e, quando lo sono, vengono pregati di rispettare il silenzio – su argomenti di importanza globale, e agisce nella prassi politica attraverso i propri membri. Alcune delibere recenti: sulla guerra in Iran e l’uso della diplomazia, sul debito pubblico greco. Una delle più controverse, criticata anche da Noam Chomsky, s’intitola The crisis of democracy e suggerisce un eccesso di democrazia negli Stati Uniti, che andrebbe scremato a favore di un maggior potere nelle mani dei mercati. Di ispirazione fortemente neoliberista, la commissione prevede esclusivo accesso per invito. Qualche membro, tanto per tracciarne i contorni di influenza: Madeleine Albright, presidentessa del gruppo nordamericano; Dennis Blair, ex direttore dell’Intelligence nazionale; Condoleeza Rice; Thimothy Geitner, uscitone in quanto ricopre una carica pubblica – è segretario del Tesoro Usa. Fra gli italiani: John Elkann, Marco Tronchetti Provera, ma anche Enrico Letta (PD), diversi ceo chiave, un senatore e un editorialista del Corriere.