18 luglio 2012

Signori Rossi!

Come siete giunti a occuparvi di comunicazione sociale e politica?

Siamo sempre stati vicini all’idea di una comunicazione con fini sociali e “politici” (nel senso più elevato del termine). E siamo anche convinti che, in un paese in cui la maggioranza del Parlamento per anni ha riconosciuto come leader un magnate della comunicazione, ogni attività comunicativa ha necessariamente risvolti sociali e politici. E ciò secondo noi vale sia per gli individui, sul piano interpersonale, sia per i gruppi e le organizzazioni, sotto il profilo pubblico e mediatico. 
Come individui abbiamo entrambi una personalità “comunicativa”, ma in particolare abbiamo una cosa che definiamo “talento”: è l’attitudine ad applicare in ogni ambito la nostra capacità creativa. 
Negli anni abbiamo studiato e fatto ricerca, e poi sperimentato e praticato professionalmente. Fin da subito abbiamo compiuto una scelta netta: lavorare soltanto a campagne sociali, che veicolassero messaggi di utilità. 
Perciò ci definiamo “comunicatori di pubblica utilità” e mettiamo la creatività al servizio dei valori in cui crediamo. Così è nato il Laboratorio Creativo:www.laboratoriocreativo.com
E in questo modo aderiamo a quanto sancisce l’articolo 4 della Costituzione italiana: “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. 

Qual è a vostro modo di vedere lo stato dell’arte della comunicazione nel nostro Paese? Vi sembra imbavagliata? Omologata?

Ci sembra in profonda trasformazione, quasi volesse liberarsi di un modello ormai superato. In questi casi si aprono spazi interessanti e occorre fare massa critica tra “addetti ai lavori” e tra “destinatari della comunicazione”. 
Noi definiamo “creative divide” il divario tra chi decide di abbracciare un modello innovativo, costituendo un’avanguardia e creando nuove tendenze, e chi invece resta imbavagliato e omologato, arroccato dietro vecchi schemi senza vivere il cambiamento. 
La sfida per noi sta nel recuperare i valori e i saperi autentici che il modello politico ed economico ha completamente stravolto, in Italia, a partire dagli anni ’80. Oggi, cerchiamo di coniugare l’innovazione con l’autenticità, l’etica con la creatività. In questo senso, facciamo comunicazione e marketing “responsabile”. Nel nostro modo di intendere, il concetto di responsabilità (degli impegni, delle azioni, dei risultati, delle conseguenze) non è una qualifica connotativa, ma è un elemento intrinseco, imprescindibile, della comunicazione. Tutta la comunicazione deve essere responsabile, secondo noi. E ciò deve partire dalle relazioni umane, interpersonali, uno a uno. Per poi estendersi alle collettività e ai soggetti che ricoprono un ruolo sociale (i partiti politici, i movimenti, la società civile, i media, le aziende, le istituzioni…). 
Per farlo, poiché ci si muove in territori pieni di spigoli, rigidità e condizionamenti, sono necessarie competenze creative, quali immaginazione sensibile, capacità di integrazione, espressività ed estro artistico! 

Quali sono secondo voi i fatti politici che al di là delle macro notizie (Monti, Spread, Legge elettorale) dovrebbero essere portati all’attenzione dell’opinione pubblica?

Quel che conta, sempre, quando si parla di politica è il futuro. Ecco, secondo noi occorrerebbe parlare del futuro in modo diverso, senza paura di rompere gli equilibri partitici ed economici. 
Ci manca la capacità di visione, la lungimiranza, l’attitudine a immaginare scenari, a individuare tendenze, interpretare i cambiamenti. Non siamo abituati all’azione strategica, di prospettiva. Tutto il discorso politico (sostenuto dai media) è centrato sul passato, su antiche convinzioni, e sulle convenienze del presente. Quando i verbi vengono coniugati al futuro si tratta purtroppo soltanto di annunci e promesse, legati soltanto all’opportunità immediata. 
Invece per noi la capacità strategica e la capacità di visione del futuro dovrebbero essere insegnate a scuola con le tabelline. Dovremmo essere cresciuti ed educati a pane e creatività, una competenza tanto trascurata quanto indispensabile per definire nuovi scenari futuri e progettare quindi un mondo migliore. 
Proponiamo perciò di pensare al domani in maniera collettiva, democratica e sostenibile. E poi invochiamo il coraggio di raccontare quali sono quegli “equilibri” di cui parlavamo prima, che tengono in scacco il nostro paese. Qual è il ruolo delle mafie, per esempio, o delle lobby politiche e dei potentati economici? Servirebbe ampliare e aggiornare la riflessione svolta da Rizzo e Stella con il famosissimo trattato sulla “casta”. Ci occorrono indagini più profonde, con lo scopo di informare e mobilitare l’opinione politica, indicando anche le vie del cambiamento. 
Certo, tutto questo darebbe origine a una generazione di cittadini nuovi, più informati, consapevoli, più civicamente e socialmente maturi. Dunque dotati di capacità di discernimento e autonomia intellettuale. Sì, ci rendiamo conto che sarebbe una rivoluzione epocale, assai temuta da chi gestisce il potere oggi. 

A quali iniziative politiche e sociali vi state interessando?

Stiamo osservando con interesse l’avvicinamento alle elezioni politiche del 2013. I media tendono da anni a riportare fedelmente i “comunicati” dei vari partiti; anche quando si tratta di commenti o editoriali c’è l’impressione che siano risposte a strategie decise a tavolino (per non dire “a tavola”…), tra i protagonisti di una cricca. Viene alla mente Elio Petri e il suo visionario “Todo modo”… Crediamo quindi che sia utile monitorare il modo in cui le diverse testate giornalistiche (giornali, tv, web) affrontano i vari temi, non tanto per informarsi, quanto per chiedersi “che cosa c’è dietro”, per decifrare come mai si dicono certe cose. Nessuno “specchio” del mondo, la verità pare sempre più distante dalla rappresentazione riportata dai media. 
Un altro tema che ci interessa da vicino è l’economia cosiddetta sostenibile. Siamo convinti, come dice il nostro amico sociologo Domenico De Masi, che il capitalismo sia fallito, avendo dimostrato di saper produrre ricchezza, ma di non saperla distribuire (al contrario del comunismo, in grado di distribuirla ma non di produrla…). Oggi la sfida per tutti è notevole: individuare forme alternative, nuove o antiche, in grado di generare nuovi equilibri. Parliamo di aspetti pratici e quotidiani, come il ricorso al riutilizzo, al recupero, alla riparazione, all’uso inconsueto, al baratto, allo scambio sociale, alle banche del tempo, allo sviluppo locale a km zero e così via. Tutti meccanismi che metteranno sempre più in discussione il diktat dello sviluppo sempre e comunque, della produzione, della crescita del Pil ecc. In un’epoca in cui lo sfruttabile è stato sfruttato e siamo oltre il punto di non ritorno riguardo il consumo di molte risorse del pianeta, siamo in tanti – fortunatamente – in tutto il mondo a ritenere che occorra individuare una nuova via. Di nuovo, torna a essere fondamentale la comunicazione responsabile. 
Pensiamo a diverse importanti aziende che stanno tentando una “riconversione etica”, rappresentando segnali per un futuro affascinante. Se questa strada fosse imboccata dall’intero paese, non dovremmo temere alcuna crisi! 

A proposito dei Signori Rossi: Benvenuti in Italia si è da subito schierata al fianco di Raphael Rossi nella sua battaglia per l’affermazione della legalità; è appena arrivata la sentenza di primo grado che gli da’ ragione; quale sinergia si può trovare tra Bit e i Signori Rossi, nonché tra Bit e voi?

Come i Signori Rossi, anche Benvenuti in Italia sta cercando di ridare un futuro al nostro paese. Noi siamo fiduciosi perché le diatribe che tengono lontani dalla realtà molti esponenti politici italiani creano per molti nuovi soggetti attivi, ampi margini di intervento e spazi d’azione per incontrare i reali bisogni delle persone. 
La collaborazione tra Signori Rossi e Benvenuti in Italia si può allora tradurre in azioni locali o nazionali con l’obiettivo condiviso di favorire la diffusione di una cultura etica nella gestione dei beni comuni. 
Il movimento dei Signori Rossi è sostanzialmente un esempio concreto di comunicazione responsabile, in cui noi abbiamo lavorato alla definizione di strategie per la sensibilizzazione di molti cittadini su un tema delicatissimo e percepito come lontano da interessi quotidiani, quale è la corruzione. Migliaia di cittadini si sono avvicinati aderendo ai medesimi valori e auspicando lo stesso futuro di miglioramento: così facendo, attraverso l’impegno civico, stanno diventando man mano più esperti di “cosa pubblica”, assumendo un decisivo ruolo di controllo sociale e di accompagnamento delle amministrazioni pubbliche, naturalmente, quelle guidate da persone con senso etico. A tale proposito, crediamo sia utile chiarire cosa intendiamo: per noi agire eticamente significa lavorare con competenza specialistica puntando alla qualità dei risultati, da una parte ottenuti attraverso l’efficienza dei processi e la valorizzazione delle persone coinvolte, e dall’altra generati grazie alla trasparenza verso la cittadinanza (più “educata” civicamente e così in grado di partecipare all’amministrazione dei propri territori). 
Quanto fatto da noi con i Signori Rossi è replicabile con Benvenuti in Italia, dal momento che condividiamo la missione, la filosofia di lavoro e i valori alla base. Perciò siamo pronti a ideare campagne di comunicazione responsabile e partecipazione dei cittadini, con l’obiettivo di risvegliare il protagonismo degli italiani e di far crescere la proposta politica di Benvenuti in Italia.

(La foto di copertina è di Michele D’Ottavio)