6 luglio 2017

Riforma del Codice Antimafia approvata in Senato

Una buona notizia che aspettavamo da tempo: oggi, 6 luglio 2017, la riforma del Codice Antimafia è passata al Senato con 129 sì, 56 no e 30 astenuti. Ora la riforma torna alla Camera in terza lettura perché riesamini le modifiche apportate al testo originario. Ma facciamo un passo indietro: la riforma del Codice Antimafia, nella parte che riguarda i beni confiscati e le misure di prevenzione patrimoniale, è frutto di una gestazione lunghissima che prese il via dalla la proposta di legge di iniziativa popolare 1138 (abbinata ai testi Gadda e Garavini), per la quale CGIL, Avviso Pubblico, ARCI, Libera, ACLI, Lega Coop, SOS IMPRESA e Centro studi Pio La Torre, raccolsero centinaia di migliaia di firme. La proposta fu poi incardinata dalla Commissione Giustizia della Camera che votò il testo base a larghissima maggioranza e fu votata in Aula alla Camera nel novembre del 2015 con relatore l’on. Davide Mattiello, membro della Commissione Giustizia e tra i fondatori della nostra Fondazione.

Qui potete ascoltare il suo intervento.

Da allora la riforma del Codica Antimafia è rimasta a lungo arenata in Senato, per essere approvata a due anni di distanza, senza il sostegno di Alternativa Popolare e con l’astensione dei Senatori del Movimento 5 stelle.

Quali sono le principali novità del nuovo Codice Antimafia?

  • Il Rafforzamento dell’Agenzia per i beni confiscati e sequestrati: un direttore si occuperà dell’amministrazione dei beni dopo la confisca di secondo grado. Gli amministratori giudiziari non potranno avere più di tre incarichi e non potranno essere parenti fino al quarto grado, conviventi o “commensali abituali” del magistrato che conferisce l’incarico.

 

  • La confisca di beni anche per corrotti e terroristi: corrotti, terroristi e stalker potranno vedersi sequestrare i propri beni patrimoniali, così come già previsto per i mafiosi.

 

  • Le aziende sequestrate: i lavoratori di un’azienda sequestrata non perderanno più il lavoro, ma entro 3 mesi dalla nomina, l’amministratore giudiziario dovrà presentare una relazione che evidenzi le concrete possibilità di prosecuzione dell’attività, allegando un piano e censendo creditori e lavoratori impiegati. In mancanza di prospettive, l’impresa sarà liquidata o cesserà l’attività secondo modalità semplificate. Le aziende sequestrate per il proseguimento dell’attività potranno contare su un Fondo finanziato da 10 milioni di euro all’anno.

 

Adesso la riforma torna alla Camera in terza lettura, dove ci auguriamo che venga approvata al più presto, entro la fine della legislatura.