6 agosto 2013

Ricordando Belaïd

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Sono passati 6 mesi esatti dal giorno in cui Chokri Belaïd venne ucciso.

Nel ricordare la sua scomparsa,  chiediamo a Diego Montemagno, che recentemente ha partecipato al World Social Forum in Tunisia,  una riflessione su quanto è accaduto e su quali prospettive può avere questo Paese così tormentato da lacerazioni interne che ne compromettono la stabilità politica e sociale.

6 mesi fa veniva ucciso Belaid: sei stato in Tunisia per il WSF, poco tempo fa: che riflessione ti senti di fare riguardo a questo paese così tormentato?

L’omicidio di Belaid, come quello del costituente Mohamed Brahmi, dimostrano quanta strada debba fare la libertà di espressione nella Tunisia post rivoluzionaria. Due persone che al tempo di Ben Ali non si erano certo risparmiate sulle critiche, ma che solo in questo “regime transitorio” hanno perso la vita. Questo perchè ora il potere delle idee e delle parole è più incisivo di un tempo, in questa fase “creativa” orientare il pensiero delle masse è determinante. E chi vuole sfruttare questo momento confuso per scrivere il futuro che vuole per il Paese non può permettere la libera circolazione di idee contrarie, o che amplino lo spettro dell’agire politico quindi del possibile. Sulla stessa scia è emblematica la scarcerazione e la parziale assoluzione dell’attivista Amina, a questo punto persona libera ma a rischio perchè le critiche all’estremismo islamico e alla condizione della donna non tarderanno a suscitare una reazione. Speriamo che anche lei non debba pagare con la vita il diritto di esprimere le proprie idee. 

 Secondo te in Tunisia finirà mai questa transizione così violenta che pare infinita? Troveraà pace il popolo tunisino?

La nostra esperienza al WSF e l’incontro con i giovani della capitale ci hanno confermato quali sono i bisogni della Tunisia di oggi: il lavoro e la libera organizzazione della società.

Il lavoro genera libertà, dai bisogni e dai padroni (di qualsiasi colore e origine), e la novella democrazia non può permettersi di perdere questa battaglia: la democrazia deve convenire perchè deve portare lavoro, quindi all’autodeterminazione del popolo.

Il secondo aspetto è la capacità di strutturare forme di organizzazione della società, penso ad associazioni e giovanili di partito per fare due esempi, che alfabetizzino rispetto all’esercizio del potere di ogni libero cittadino. Questi due aspetti sono stati evidenziati da molti con i quali ci siamo confrontati: il futuro della rivoluzione dei gelsomini parte da qui. 

Noi vogliamo fare la nostra parte, coinvolgendo i giovani emigrati in Italia e portando la nostra esperienza di organizzazioni giovanili complesse, che si misurano costantemente sulla capacità di agire la propria quota di potere.