19 ottobre 2011

Pronti per la Tunisia? Ecco TED!

Questo è TED, il blog che farà parte del report giornalieri che i nostri Davide (Mattiello e Ziveri) e Christian manderanno dalla Tunisia.
Domani, la partenza!

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TED #1

-Tunisian Election Day Blog –

 

Ci sorprendemmo candidamente quando nello scorso gennaio sulle coste sud del Mediterraneo spuntarono i Gelsomini.  Ora che arriva l’inverno, contro cui si scaldano gli animi degli indignados, non vogliamo che gelino e appassiscano. Fra pochi giorni avranno luogo le elezioni per l’assemblea costituente tunisina. Si tratta del primo delicato, costituente appunto, momento in cui il popolo libero può esercitare il proprio fondamentale diritto all’autodeterminazione.

Ma dall’esperienza delle fallite rivoluzioni dell’America Latina degli anni ’70 e i relativi nuovi fascismi, sappiamo che i poteri forti non erano solo quelli incarnati nella detestata e corrotta famiglia del dittatore: in molti, anche dall’estero, hanno interessi cospicui nel determinare il destino di questo anelito rivoluzionario. La libertà di espressione, di associazione, di assemblea, di movimento è una fragile conquista.

Sarebbe ingenuo in qualsiasi democrazia credere che questa si limiti ed esaurisca nell’esercizio del voto. I tunisini hanno visto sin dove può spingersi il potere di delega che, con paternalismo mafioso, si appropria del bene pubblico. Per questo ci aspettiamo una tesa attenzione in Tunisia in questo giorno cruciale. Per lo stesso motivo non possiamo limitarci ad osservare da lontano le immagini di una scheda che cade in un’urna, raccontandoci che in fondo l’Occidente è il buon esempio da seguire.

Quindi si parte. Come disse Montalban, ospite della rivoluzione zapatista, andiamo anzitutto ad imparare. L’impegno nei movimenti sociali nostrani è il medesimo: per la legalità, la giustizia, la cittadinanza attiva e la democrazia reale. Andiamo dunque ad accompagnare gli amici tunisini in un processo storico per tutto il Mediterraneo di cui a volte ci dimentichiamo di far parte, lasciando a Sarkozy maldestri e interessati tentativi di unione, come se quel mare attraversato da tanti pellegrini della speranza ci separasse dal Maghreb, timorosi e ostili ai sud.

Guai se partissimo per insegnare, esportare o addirittura controllare la nascente democrazia tunisina. Vogliamo piuttosto essere osservatori partecipi e indipendenti, che possano, attraverso la testimonianza imparziale, garantire un processo di voto che rispetti la riconquistata coscienza democratica del popolo tunisino, perché vi sia fiducia in un atto semplice e fondamentale come quello del voto. Si tratta di prevenzione dei conflitti: difesa popolare nonviolenta contro possibili intimidazioni e brogli elettorali.

Dal 2000 al 2007 l’Unione Europea ha svolto tante missioni di osservazione elettorale, curiosamente tutte nel sud del mondo, come se i votanti della Florida, ad esempio, non avesse avuto bisogno di maggior tutela quando fu eletto Bush. Allora oggi a mobilitarsi è la società civile organizzata, riconosciuta nelle sue diverse facce come interlocutore e garante dei processi di pace.

Questa responsabilità sarà ancora maggiore in Europa, dove abbiamo il dovere di seguire e capire quanto succederà in Tunisia rispettando i risultati delle scelte tunisine. Di fronte alla vittoria democratica di Hamas nel 2006 nei Territori Occupati Palestinesi l’Unione Europea rispose con un boicottaggio: e se i tunisini rivoluzionari finissero per reinterpretare la libertà a modo loro?