29 settembre 2013

NON ABBOCCHIAMO!

Il Presidente del Consiglio Letta ieri sera attraverso twitter ci invitava a non abboccare al tentativo di Berlusconi di spiegare le sue mosse scellerate con l’IVA. Abbiamo solennemente promesso che non avremmo abboccato.

Ma a mia volta chiedo al Presidente del Consiglio e al Presidente della Repubblica di non abboccare a quello che per ora è ancora e soltanto l’ennesimo tentativo spregiudicato di trovare l’accordo che possa salvare Berlusconi dal suo destino di pregiudicato.

Una mossa tragicamente ben studiata, perché tanti dei protagonisti delle “Larghe intese”, a cominciare dai famigerati 101 (!), sono ancora convinti che questa legislatura debba andare avanti, questo Governo pure e che non ci siano altre maggioranza desiderabili, anche se matematicamente possibili.

Berlusconi lo sa e scommette tutto su questo.

Ma perché questo accanito attaccamento alle “larghe intese”?

Perché non cercare di fare salvi i valori evocati ancora ieri a Napoli dal Presidente della Repubblica, il valore della continuità istituzionale e dell’efficacia dell’azione parlamentare, cercando una nuova maggioranza per il Governo, lasciando andare alla sua deriva la Banda B.?

Forse perché le altre maggioranze possibili rischiano di non tutelare adeguatamente alcuni precisi interessi vitali, che riguardano trasversalmente l’attuale sistema di potere.

Uno di questi pretende la sepoltura definitiva della verità riguardante i fatti fondanti la così detta “Seconda Repubblica”, annoverati tra il 1989 e il 1994. I fatti simbolicamente compresi tra il fallito attentato all’Addaura a Falcone e Del Ponte, e la discesa in campo del Cavaliere. Fatti tremendi, che si vorrebbero seppellire col marmo della Ragion di Stato.

Le spie di questo disegno trasversale e opprimente sono tante. Soltanto per esempio e per titoli: l’oblio nel quale è caduto il lavoro della Procura di Palermo guidata da Gian Carlo Caselli tra il 1993 e il 1999; idem per le motivazioni alle sentenze Dell’Utri e Andreotti; gli attacchi al processo sulla così detta “trattativa” in corso a Palermo; il “paso doble” di certi giornali che permettono ai loro bravi giornalisti di raccontare che nel 1995 Scarantino aveva già detto tutta la verità davanti alla telecamere di Studio Aperto (!), ma si guardano bene dal tradurre queste notizie in campagne di stampa. Aggiungo la situazione imbarazzante della nascitura Commissione Antimafia: votata da entrambi i rami del Parlamento, ma non ancora istituita.

Berlusconi non salterà, senza far saltare anche il marmo tombale.

Ah! Quanto ha rotto le uova nel paniere la sentenza di Cassazione di fine Luglio.

Ecco perché rispetto a quel corollario grave di queste larghe intese, che sono le riforme della Costituzione, abbiamo posto, prima dell’8 Settembre, una questione pregiudiziale, pubblicando il manifesto: “Nessuna riforma, senza verità”.

Manifesto col quale abbiamo puntato i piedi a monte di qualunque altro ragionamento su 138, presidenzialismo, semi presidenzialismo (etc): la Costituzione non si tocca senza prima aver dimostrato la buona volontà a far emergere verità e responsabilità sugli ultimi 20 anni di storia italiana. Diversamente sarebbe come mettere una benda su una ferita infetta: setticemia garantita! Ecco perché abbiamo intanto chiesto che si tolga il segreto di Stato dal caso Agostino: l’agente ucciso il 5 Agosto del 1989 con sua moglie Ida a Villa Grazia di Carini.

Nessuna pace è possibile senza giustizia.

Auspichiamo quindi che prevalga il senso della Repubblica sul senso dello Stato.

Auspichiamo che il Presidente del Consiglio Letta e il Presidente della Repubblica Napolitano non cedano ad altri ricatti e che esplorino maggioranze alternative per dare continuità al lavoro necessario del Governo e del Parlamento.

Siamo convinti che ora l’agenda del “Cambiamento” possa fare breccia, se non nel cuore dell’intero Movimento 5 Stelle, almeno in quanti di quel movimento, hanno compreso che è necessario dare forza adesso a chi vuole girare pagina.

Auspichiamo non soltanto l’istituzione della Commissione Antimafia, ma che questa in particolare si dia il compito di fare pace, attraverso la verità storica: quasi fosse una Commissione di Verità e Riconciliazione nazionale, sulla scorta di altre esperienze internazionali.

Certo sarebbe un passaggio doloroso e grave, ma quanto bene farebbe all’Italia! Quanto l’affermazione chiara delle responsabilità, aiuterebbe il rifiorire del senso delle Istituzioni, della cultura della legalità. Quanto aiuterebbe i giovani a trovare il coraggio di rimboccarsi le maniche per scommettere ancora sul proprio Paese, attraverso lo studio, il lavoro, l’impresa.

La giustizia porta futuro!

 

On. Davide Mattiello