29 Dicembre 2011

Nominata la Commissione Antimafia anche a Chivasso

 

Chiusa l’inchiesta Minotauro, dopo pochi giorni, a Chivasso si tenne il primo consiglio comunale. La prima seduta, quella di nomina del sindaco e della sua giunta. Non poteva essere un evento istituzionale come gli altri, visti i risvolti della più importante inchiesta piemontese che proprio a Chivasso – come in altri paesi del torinese – aveva individuato una locale. Uno dei suoi esponenti – almeno secondo le ricostruzioni della magistratura – aveva un ruolo di primo piano nella politica cittadina. Quel Bruno Trunfio, finito in manette per416 bis, figlio del capo ‘ndrangheta cittadino, non poteva non scuotere l’opinione pubblica. Lui, coordinatore cittadino dell‘Udc, in carcere per reati collegati alla mafia. Eppure la politica non ha dato molto peso alla cosa. A chi chiedeva nuove elezioni – il voto dell’Udc è stato determinante per la vittoria Gianni De Mori, candidato del centrosinistra – è stato risposto “no”. Una contrarietà decisa, senza possibilità di mediazione alcuna. Così nella prima seduta il surreale ha fatto capolino in aula. La parola ‘ndrangheta è stata pronunciata di rado, mentre si è fatto un uso massiccio dei termini “legalità” e “trasparenza”.

 Nessuna influenza della ‘ndrangheta alle elezioni, almeno secondo la politica. Non è dello stesso avviso laPrefettura che, secondo il giornale locale “La nuova periferia”, ha deciso di nominare una commissione di accesso nel comune alle porte di Torino.

Perché? La risposta sembra scontata, almeno se si leggono le carte dell’operazione e si analizza il profilo di Bruno Trunfio.

Membro della locale è un politico di peso della cittadina. E’ stato esponente di Forza Italia, assessore all’urbanistica della Giunta Fluttero e poi coordinatore dell’Udc. Eppure per tutti – almeno per i vincitori – non aveva peso in città. Ma c’è chi afferma, come il sindaco uscente e candidato del centrodestra Bruno Matola che Trunfio ha condotto le trattative del ballottaggio, portando – di fatto – De Mori a diventare primo cittadino della città con uno scarto di voti minimo pari allo 0,2%(!).

Una visione non condivisa dagli avversari politici, ora alla guida della città. Il centrosinistra, infatti, ha deciso di trovare una soluzione alternativa: dare la poltrona promessa all’Udc ad un tecnico. Così, Massimo Striglia, candidato sindaco al primo turno per il partito di Casini, è rimasto a bocca asciutta.

Ora la prefettura sembrerebbe aver nominato una commissione di accesso per verificare se esistano o meno infiltrazioni mafiose nell’amministrazione di Chivasso per poi decidere o meno sul commissariamento.

Le parole rassicuranti della politica non sembrano essere state sufficienti. La Commissione di Accesso vuole vederci chiaro.