12 marzo 2014

La lettera di Cinzia Scafidi a Matteo Renzi

Vito

Pubblichiamo la lettera con cui Cinzia Scafidi si è rivolta al Presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Renzi ha risposto alla lettera telefonando a Cinzia con la promessa di dedicare a Vito l’azione con cui il Governo destinerà due miliardi di Euro per l’edilizia scolastica.

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Buongiorno Presidente Renzi,

sono Cinzia Caggiano e le scrivo per raccontarle la mia storia. Ho 44 anni e da 5 vivo in un incubo. E’ cominciato il 22 novembre 2008. Un sabato mattina come tanti, in cui ero al mercato a fare la spesa. Quando è arrivata una telefonata che ha spezzato in due la mia vita. Pareva che mio figlio si fosse sentito male, a scuola, durante lezione. Solo dopo ho capito veramente quello che era successo.
Lascio che sia mio figlio Vito a raccontarglielo
“Mi chiamo Vito Scafidi, non amo parlare di me al passato quindi dico mi chiamo e non mi chiamavo.
Sono un ragazzo normale, l’unica cosa che mi rende diverso da voi è che avrò 17 anni per sempre perché la mia vita è finita improvvisamente mentre cercavo di costruire al meglio il mio futuro, è finita durante quello che sembrava un momento come tanti, un intervallo scolastico come tutti gli altri. Invece no. In quell’intervallo ho sentito un rumore fortissimo, non ho avuto il tempo di capire a cosa fosse dovuto e quando ho riaperto gli occhi, mi sono reso conto che non c’ero più. Il soffitto della mia aula scolastica mi è crollato addosso, spezzando la mia vita. Ci sono cose da cui non si può tornare indietro… la morte è una di queste. E ho lasciato parecchie cose a metà, come i miei sogni, i miei progetti… dovevo accompagnare mia sorella lungo tutto il suo percorso di vita, invece l’ho costretta a diventare donna senza volerlo, rubandole gli anni migliori della sua vita, e rovinando per sempre quella dei miei genitori.
La mia gente cerca di ricordarmi, usano il mio nome all’insegna della sicurezza nelle scuole, non vogliono che altri vengano portati via dalle loro famiglie proprio come successo a me.
Con la mia morte si è smosso un sistema prima di allora ritenuto “sicuro per definizione” ovvero l’edilizia scolastica.
Lo hanno chiamato “ IL MIRACOLO VITO”. Ma da 5 anni a questa parte è stato fatto poco nulla. Mia madre sta dedicando la sua vita alla sicurezza nelle scuole, ha bussato a tutte le porte e continua ad urlare che le scuole non sono sicure e che bisogna investire sul futuro di noi ragazzi partendo dalla messa in sicurezza delle scuole. Mio padre a stento riesce a tirarsi su dal letto al mattino.”
E’ così. In questi 5 anni abbiamo visto passare 4 governi, 4 ministri per l’Istruzione. Tante promesse. Ma ancora oggi non esiste l’anagrafe per l’edilizia scolastica. Ancora oggi non abbiamo capito come siano stati investiti i fondi CIPE. Dopo la morte di Vito altri morti li abbiamo pianti a l’Aquila, alla Casa dello Studente. Prima della morte di Vito avevamo pianto gli angeli di San Giuliano di Puglia.
Da allora non passa settimana in cui non raccolga delle notizie relative a incidenti nelle scuole, crolli di soffitti, lampadari, crepe nei muri. Ovunque in Italia. Che Paese è quello che permette che la scuola cada addosso agli studenti? Come coltiviamo il futuro dei giovani, il futuro dell’Italia? Il mio Vito non me lo darà indietro nessuno, ma io non smetto di portare in giro il messaggio di mio figlio: è dalla scuola che dobbiamo ripartire. 
In questi anni sono stata accompagnata dall’associazione Libera e dalla Fondazione Benvenuti in Italia. Anche Cittadinanza attiva e Legambiente si sono impegnate a tenere la luce accesa sull’edilizia scolastica. Spero presto di dare vita a una Fondazione col nome di mio figlio, che lavori proprio su questo tema.
Ho letto del suo interesse per l’edilizia scolastica. Le chiedo una cosa sola: CONTINUITA’.
Sono migliaia le scuole da sistemare, alcune si farebbe prima a costruirle dal nuovo. Ci vuole un piano nazionale ragionato, solo così le risorse si troveranno. Solo così smetteremo di piangere i morti e potremo tornare a pensare che quando i nostri figli sono a scuola, sono in un posto sicuro. Se avesse solo il tempo di un caffè le potrei raccontare quello che in questi 5 anni sono venuta a conoscenza…. Le lascio il mio numero di telefono .
Nel ringraziarLa per il tempo che le ho rubato, Le porgo i miei più sentiti saluti.

Cinzia,

La mamma di Vito Scafidi

 

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