4 giugno 2013

Inizia l’appello

 

Inizia il secondo grado di giudizio del processo per la morte di Vito Scafidi, studente del Liceo Darwin di Rivoli morto per il crollo di un controsoffitto il 22 novembre 2008.

In aula i procuratori Longo e Guariniello hanno ribadito i motivi del ricorso in Appello con un’attenta analisi delle motivazioni della sentenza di primo grado. Secondo l’accusa la sentenza contiene significative contraddizioni nelle motivazioni che hanno portato all’assoluzione di sei imputati su sette: infatti, se Del Mastro viene condannato in primo grado per non aver provveduto a rinforzare il sostegno del controsoffitto (come risultato necessario dopo una perizia del 1983), gli altri sei imputati vengono sollevati dall’obbligo di accertarsi che ciò sia stato fatto, e per questo assolti. Per la loro posizione, infatti, la causa del crollo è da ricercarsi nel deterioramento dei pendini che sostenevano il controsoffitto, non visibile ad un semplice esame visivo, peraltro mai svolto.

Un altro elemento su cui viene posto l’accento è la botola presente nell’aula: nonostante la sua presenza nessun responsabile per la sicurezza l’ha mai aperta, non potendo dunque accertare l’esistenza di materiali pesanti (tra cui il tubo di ghisa che ha verosimilmente causato la morte di Vito) e l’insufficienza di pendini. Questi controlli, secondo la tesi della Procura, sono da considerarsi doverosi nella normale condotta di un “agente modello”, anche se questo è un semplice Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, tenuto ad acquisire le necessarie conoscenze tecniche o a rivolgersi a consulenti esterni: “L’incapacità e l’incompetenza non possono essere motivo di assoluzione”.

Come sottolinea Guariniello, l’impianto accusatorio si basa sulla mancata valutazione dei rischi, circostanza che purtroppo “non è carenza occasionale ma carenza strutturale”. La Procura conferma dunque le richieste di condanna fatte in primo grado: 5 anni e 4 mesi per Moro, Marzilli e Masino, 4 anni e 8 mesi per Trucano, Sigot e Pieri, 7 anni per Del Mastro.

Ha chiuso l’udienza l’avv Gallenca per il Comune di Rivoli che ha sottolineato come il deterioramento dei pendini fosse facilmente intuibile anche senza particolari analisi, e come i successori di Del Mastro dovessero accertarsi dell’esito dei lavori svolti in precedenza, notando così la mancanza di documentazione di certifica.

Nella prossima udienza, fissata per lunedì 10 giugno, verranno sentiti gli avvocati delle altre parti civili, tra cui l’avv Zancan per Cinzia Scafidi.

 

Sara Levrini

 

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