13 dicembre 2010

Il testo della proposta di Legge sulla Scuola di Giovanna Melandri

PROPOSTA DI LEGGE

d’iniziativa del deputato MELANDRI

Istituzione dell’insegnamento dell’«introduzione alle religioni» nella scuola secondaria di primo grado e nella scuola secondaria superiore

Presentata il 16 settembre 2010

Nell’Europa degli ultimi decenni, che ha attraversato processi di diaspora, di disincanto e di secolarizzazione, la religione conserva tuttavia un ruolo sociale che è in continua evoluzione, in una società che è anch’essa in continua evoluzione; ha la possibilità di marcare i confini, di delimitare gli oggetti e i soggetti, individuali o collettivi, ha la capacità di creare aree di appartenenza e di riconoscimento. Senza dubbio, occorre prestare attenzione al rapporto tra identità nazionale, valori condivisi e organizzazione dello Stato per cogliere l’ “insostenibile leggerezza dell’inedito pluralismo religioso”.

Il pluralismo religioso, la libertà di credere e anche di non credere possono essere considerate tra le basi azotate che costituiscono il DNA di quella democrazia oggi messa in discussione e chiamata a rispondere a nuove sfide e adeguarsi a nuovi scenari; tutte le forme non democratiche, quali possono considerarsi i fondamentalismi, non possono che creare conflitti e minare la base stessa di questa democrazia ed il concetto di cittadinanza, locale o globale che è l’essenza stessa dell’homo politicus e che si fonda su un consenso etico sui valori umani.

Occorre pensare ai tempi e ai modi in cui potrà avvenire una delle trasformazioni che l’Europa deve avere il coraggio di mettere in atto, vale a dire la transizione da un mosaico di identità etniche, nazionali e monoconfessionali verso una condizione di cittadinanza plurale o intesa non già come forma di convivenza associativa fondata su una positiva differenza culturale e religiosa capace di evitare sia l’indifferenza sincretica, sia l’intolleranza fondamentalista, o il proselitismo non disciplinato. La laicità che riconosciamo è una nuova laicità, una laicità del confronto, plurale e dinamica che non è neutralità ostile o indifferente al fatto religioso, ma che è capace di cogliere, comprendere ed anche dare il giusto valore alla dimensione sociale e politica della religione, come una delle componenti culturali da integrare nelle memorie parziali e settarie del continente in costruzione.

L’esigenza di trattare le diversità religiose come componente dell’educazione interculturale è stata ribadita dalla dichiarazione conclusiva della Conferenza dei ministri dell’educazione europei dedicata al tema dell’educazione interculturale (Intercultural Education: managing diversity, strengthening democracy), tenutasi ad Atene, tra il 10 e il 12 novembre 2003: «Le differenze religiose restano fonte di polemiche e difficoltà sia nel garantire l’uguaglianza nella scuola, sia nel facilitare la partecipazione alla vita politica e culturale della società, sia nell’impegno di creare il sentimento di cittadinanza condivisa. Più precisamente, le questioni riguardanti la religione a scuola testimoniano l’estrema complessità e la natura particolarmente delicata dei problemi in causa e confermano la necessità di trattare la diversità religiosa come una componente dell’educazione interculturale».

Insieme all’importanza delle religioni nella società odierna, è riconosciuta dunque l’importanza del sapere relativo alle religioni: di qui l’attualità di una disciplina quale la storia delle religioni come approccio educativo e culturale al fatto religioso, considerato nella concretezza delle sue manifestazioni.

Uno dei compiti dell’educazione è :« insegnare la diversità della razza umana e al tempo stesso educare alla consapevolezza delle somiglianze e dell’interdipendenza fra tutti gli esseri umani (…). Ma se si debbono capire gli altri, è necessario anzitutto capire se stessi. La scuola deve aiutare i giovani a capire chi sono. Solo allora essi saranno in grado di mettersi nei panni degli altri e capirne le reazioni. Sviluppare questa empatia nella scuola produce frutti in termini di comportamento sociale per tutta la vita. Per esempio, insegnando ai giovani ad adottare il punto di vista degli altri gruppi etnici e religiosi, si può evitare quella mancanza di comprensione che porta all’odio e alla violenza tra adulti. » (Delors). Le differenze religiose –uno degli aspetti del pluralismo culturale- restano fonte di polemiche e difficoltà sia nel garantire l’uguaglianza nella scuola, sia nel facilitare la partecipazione alla vita politica e culturale della società, sia nell’impegno di creare il sentimento di cittadinanza condivisa. Più precisamente, le questioni riguardanti la religione a scuola testimoniano l’estrema complessità e la natura particolarmente delicata dei problemi in causa e confermano la necessità di trattare la diversità religiosa come una componente dell’educazione interculturale.

quanto ad esse appare di importanza esistenziale ».

L’educazione alle religioni, nello specifico l’INTRODUZIONE ALLE RELIGIONI… l’indagine scientifica del fatto religioso è, a livello cognitivo, uno strumento fondamentale di educazione alla cittadinanza globale ed è un antidoto contro derive  fondamentaliste e violente.

L’analfabetismo religioso diffuso, diventa un ostacolo nella costruzione della cultura alla cittadinanza responsabile; per quanto concerne la conoscenza delle religioni, siamo convinti infatti che l’approccio cognitivo e razionale non siano in contrasto, ma anzi siano premessa fondamentale del dato emozionale e delle scelte personali (di adesione o non adesione ad una confessione). Per queste ragioni, l’insegnamento delle religioni entra a pieno nella prospettiva di formazione ai valori della cittadinanza, di formazione interculturale e interreligiosa.