23 Maggio 2019

I nostri candidati sulle tematiche della scuola

La classe Verde di Benvenuti in Italia ha intervistato i nostri candidati alle prossime elezioni regionali e amministrative del 26 maggio, su alcune tematiche legate al mondo della  della scuola.

Ecco le loro risposte:

Candidati in Comune 

Isabella Spezzano, Riccardo Brezza e Elena Lumetta

1- Sicurezza scolastica: qual è la situazione del tuo comune e cosa potresti fare in materia?

Isabella Spezzano: Negli ultimi 5 anni sono state investite molte risorse dalla giunta in uscita per mettere a norma la scuola primaria cercando di concentrarsi sull’ampliamento di spazi e aule. Le prospettive rispetto a questo tema riguardano lo spostamento dell’attuale scuola media in una struttura più moderna, sicura e ampia vicino al centro paese che veniva utilizzata in passato dall’Università SUISM. Credo che il tema della sicurezza degli spazi scolastici sia una priorità mia e della lista civica con cui mi candido e mi impegnerò a tenere alta l’attenzione anche a partire dalla memoria di cosa è successo al Darwin di Rivoli nel 2008.

Riccardo Brezza: La situazione dell’edilizia scolastica nel Comune di Verbania, per quanto riguarda le scuole di sua competenza, è nel complesso positiva. Molti sono stati gli interventi di ammodernamento, messa in sicurezza oltre che di efficientamento energetico degli edifici durante l’ultimo quinquennio. Grazie soprattutto  a trasferimenti straordinari da parte di Regione e Stato.

Elena Lumetta: La sicurezza scolastica ha occupato molto tempo lavoro e molte risorse economiche dell’Amministrazione uscente di Beinasco: solo nell’ultimo periodo, per intenderci, lo stanziamento per la riqualificazione energetica, l’adeguamento antisismico, l’abbattinamento delle barriere architettoniche nelle scuole beinaschesi ammonta a 980 mila euro. Per un Comune di queste dimensioni non è poco. Dunque ciò che si può fare è continuare, attraverso un monitoraggio costante della sicurezza degli edifici scolastici, a garantire ai bimbi e ragazzi beinaschesi scuole efficienti, all’avanguardia dal punto di vista tecnologico e soprattutto sicure.

2- Come pensi di poter avvicinare il mondo delle Istituzioni a quello della scuola? (a partire magari da una esperienza diretta)

Isabella Spezzano: Negli ultimi due anni ho partecipato a un percorso che ha portato alla collaborazione tra le due scuole di Leinì e il comune nell’organizzazione di eventi pubblici in occasione di ricorrenze civiche e ,in particolare , del 21 marzo, giornata nazionale in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Credo che sia fondamentale l’apporto delle associazioni nella creazione di queste interazioni che non devono solo riguardare la richiesta di fondi da parte delle scuole all’amministrazione comunale ma anche la progettazione, il senso di restituzione al territorio e il richiamo al bene comune.

Riccardo Brezza: Sicuramente l’esperienza del Consiglio Comunale dei Ragazzi (CCR) è stata un’ottima occasione per avvicinare i giovani delle scuole primarie all’istituzione comune. Maggiore difficoltà si trova con i ragazzi delle scuole superiori. Uno strumento analogo al CCR andrebbe studiato, magari immaginando una più puntuale collaborazione con la consulta provinciale degli studenti. Istituendone una sua articolazione cittadina. Oltre a questo andrebbero moltiplicati gli spazi giovani del comune che possano promuovere occasione di incontro oltre che di produzione di cultura, arte, espressività.

Elena Lumetta: la collaborazione con i dirigenti scolastici che lavorano nelle scuole del territorio di Beinasco è una collaborazione fattiva: la co- costruzione degli indirizzi del POF sulla base dei bisogni specifici degli studenti del territorio. Per esempio un grande lavoro si è fatto sulla programmazione di iniziative che tengono insieme i contenuti formativi che gli insegnanti propongo in aula e ciò che l’Amministrazione propone fuori dalla scuola:così sono nati eventi sul territorio in cui la scuola è stata protagonista (come il 21 marzo) oppure si sono costruiti tavoli di lavoro integrati che hanno promosso progetti condivisi come quelli inerenti i temi della povertà educativa promossi dall’Impresa sociale Con i bambini.  Stiamo lavorando per svluppare una comunità educante che abbia l’obiettivo di ragionare insieme sui bisogni dei bambini e degli adolescenti, capace di lavorare in  sinergia per sostenere la crescita dei ragazzi da punti di vista differenti.

  • 3- Se fossi ministro dell’istruzione, quale sarebbe la tua prima proposta?

Isabella Spezzano: se fossi ministro dell’istruzione credo che proverei a far viaggiare su binari paralleli la cura degli spazi scolastici e la cura dei contenuti, dei programmi e della didattica perchè solo facendoli viaggiare insieme è possibile far sentire accolti gli studenti anche come persone e cittadini.

Riccardo Brezza:

– Ripristinare l’Unità di missione per la sicurezza scolastica,

-ripristinare i trasferimenti statali a Province e Città Metropolitane in materia di edilizia scolastica.

-Riformare i piani di studio delle scuola secondarie superiori.

Elena Lumetta: per i precari della ricerca l’uscita dall’Università, dopo sforzi considerevoli tra assegni di ricerca e borse di studio, alla fine è quasi sicura (nel 90% dei casi).
Bisogna assolutamente lavorare a livello ministeriale per arrestare questo svuotamento delle università e la depauperizzazione di queste risorse umane

Per saperne di più:

 

Candidati elezioni Regionali

Domenico Rossi, Diego Sarno

1- Come la regione può diventare traino e “laboratorio nazionale” su alcune tematiche specifiche? Es: gioco d’azzardo, legalità, cyberbullismo, sicurezza, ecc

Domenico Rossi: per quanto riguarda il gioco d’azzardo patologico, la Regione Piemonte è già laboratorio nazionale in quanto è l’unica Regione in tutta Italia che ha applicato il distanziometro anche alle attività già in essere e non soltanto alle nuove. Questo ha scatenato chiaramente una situazione conflittuale con il settore, ma apre una questione – che riguarda anche le altre regioni– che riguarda il rapporto tra il diritto dell’imprenditore a guadagnare attraverso un’attività lecita, quale è il gioco lecito, ma il dovere della Regione in questo caso di difendere il diritto alla salute, e quindi difendere i cittadini dal gioco d’azzardo patologico, soprattutto perché una delle cause principali dell’aumento della domanda di gioco è legata all’aumento dell’offerta che c’è stata in questi decenni.

Per quanto riguarda il cyber bullismo sarebbe molto bello per me, e mi auguro che questo accada nei prossimi anni, che l’idea del patentino per lo smartphone che noi abbiamo lanciato in Piemonte, prima di tutto si stabilizzi nella nostra Regione e poi possa diventare di ispirazione e modello anche per le altre Regioni. Abbiamo bisogno che i nostri ragazzi diventino sempre più consapevoli rispetto ai rischi e alle potenzialità sia legali ma anche psicologiche e sociali dell’uso dello smartphone.

Sulla sicurezza nelle scuole la Regione Piemonte ha già investito molto in questi anni. Sarebbe interessante e importante soprattutto che nei prossimi anni sia con risorse proprie sia attraverso fondi europei, ma anche fondi nazionali, il Piemonte diventi una Regione che si distingue ancora di più da questo punto di vista, tenendo presente che il nostro patrimonio di edilizia scolastica è molto obsoleto e ha bisogno di diversi interventi.

Sulla legalità dobbiamo assolutamente portare a termine l’utilizzo sociale del Castello di Miasino, bene di importanza nazionale; dobbiamo continuare a investire sui rimanenti beni e alzare il numero di beni confiscati e riutilizzati socialmente perché ad oggi, purtroppo, c’è ancora un gap da colmare.

2- Autonomia regionale in ambito istruzione: quali rischi? Quali opportunità?

Diego Sarno: Il rischio sarebbe quello di aumentare il tema delle due velocità nello stesso paese cosa che andrebbe contro l’idea di scuola pubblica statale.

La potenzialità sarebbe avere delle specifiche adatte ad ogni regione per migliorare l’offerta formativa.

Domenico Rossi: su questo tema ritengo che l’istruzione in quanto tale non debba passare sotto l’autonomia regionale. Le cose devono restare come sono: l’istruzione professionale debba rimanere sotto l’ambito regionale, invece l’istruzione in quanto tale debba essere nazionale, uguale nel nostro Paese, senza distinzioni di territorio, censo o di nessun tipo. Quindi non lo ritengo un ambito da regionalizzare.

3- Cosa è stato fatto/ cosa ti piacerebbe fare sul tema dell’istruzione professionale in Piemonte.

Diego Sarno: aumentare alternanza scuola lavoro e inserire alternanza scuola/università

Domenico Rossi: Dal punto di vista dell’istruzione professionale, come dicevo prima, formazione e istruzione professionale sono, soprattutto la formazione, già di competenza regionale. È uno degli ambiti in cui la Regione, grazie anche ai fondi europei, ha investito di più. Regione Piemonte è un modello di formazione professionale funzionante soprattutto per quanto riguarda i ragazzi in obbligo e diritto all’istruzione. Se c’è un ambito di miglioramento che mi immagino per il futuro, forse è quello di creare degli spazi di maggiore elasticità di passaggio di figure professionali, che tengano conto soprattutto delle modifiche che avvengono nel mercato del lavoro e che spesso sono repentine. Noi forse abbiamo un modello che fa fatica a rispondere con prontezza, non è un passaggio facile ma sicuramente bisogna lavorare in questa direzione.

4-  Se fossi ministro dell’istruzione, quale sarebbe la tua prima proposta?

Diego Sarno: proporrei nuove assunzioni. Vorrei modificare ciclo e programmi scolastici: le medie/superiori le farei durare fino ai 16-17 con programmi comuni e obbligo scolastico. A 18-19 attiverei la scelta dell’indirizzo andando a strutturare meglio le materie corrispondenti.

Inserirei educazione civica obbligatoria. I programmi di storia almeno fino alla fine degli anni 90.

Domenico Rossi: mi piacerebbe che l’istruzione potesse essere davvero gratuita, soprattutto per le persone meritevoli ma con minore capacità economica. Oggi i costi “accessori” attorno all’esperienza scolastica, purtroppo rendono l’istruzione non del tutto gratuita e non del tutto accessibile anche ai più meritevoli.

L’altra questione è legata a un’idea che porti la nostra scuola nel XXI secolo, nel tempo della complessità. Quindi un modello di scuola che colleghi sempre di più i saperi, ma anche i saperi con la trasformazione tecnologica in atto, e questi saperi interconnessi proiettarli nell’era planetaria che stiamo attraversando.

Per saperne di più…

Per approfondire il progetto dell’ “Autonomia differenziata” in materia di istruzione si può consultare:

1) uno speciale della rivista Tuttoscuola 

2) un documento del sindacato scolastico Gilda

3) l’appello del Cidi nazionale contro la autonomia differenziata

Relativamente alle competenze delle Regioni e degli enti locali in materia di istruzione si può consultare:

1) Tuttoscuola: istruzioni per l’uso Stato Regioni in un sistema integrato

2) un documento del Cidi di Milano che sintetizza le competenze in materia di istruzione introdotte dalla riforma del Titolo V della Costituzione nel 2001

 

Candidata alle elezioni europee

Anna Mastomarino

1- Da docente, cosa pensi che possa fare la scuola per aiutare la creazione  di cittadini europei?

Io credo che molto possa fare la scuola… 

Si parla ultimamente di reinserire l ora di educazione civica e sono convinta sia una buona cosa. Ma non può essere ormai solo un tempo dedicato allo studio della nostra costituzione e delle nostre istituzioni. É necessario capire che il nostro contesto costituzionale é necessariamente costruito su due livelli.  Bisogna che i nostri giovani conoscano l’Europa. Questo aiuterebbe a sentirla meno lontana ad accrescere la partecipazione. 

In questo senso manca una preparazione di molti docenti… Se non si aumenta la loro conoscenza e sensibilità verso l’Europa é difficile arrivare al cuore dei ragazzi. 

2- Uno dei grandi problemi della scuola italiana è la dispersione scolastica: cosa può fare l’Europa per sostenere l’Italia?

La dispersione scolastica credo nasca da un problema profondo di progressiva distanza segnata tra la scuola e il lavoro. 

Abbiamo smesso di investire in percorsi professionali alternativi a quelli di preparazione all università. Anzi pare che la scelta di un percorso professionale sia vissuta come un fallimento personale dello studente e familiare. Abbiamo così corsi di laurea pieni di studenti senza progetti volontà idee chiare ma soprattutto non determinati e spesso privi di strumenti culturali. Si tratta di persone che se avessero avuto una diversa prospettiva avrebbero potuto scegliere per il meglio. Dall altra parte abbiamo un gran numero di studenti che consapevoli di non  voler entrare in questo circuito lasciano prima la scuola.senza avere strumenti professionali qualificanti. 

Io credo che se esiste in Europa libero mercato dei lavoratori allora si deve arrivare anche a percorsi di formazione professionale unitari non solo in termini di certificazione ma anche di politiche scolastiche e di organizzazione dei corsi di studio professionali. 

Questo aiuterebbe molti giovani a sentire che la scuola sta dando loro una opportunità di vita

3- Può essere auspicabile una politica europea comune sull’Istruzione?

4- Se fossi ministro dell’istruzione, quale sarebbe la tua prima proposta?

Rispondo alle ultime due domande insieme. 

Credo che non sia necessario unitario perché ci sono esigenze locali cui la scuola deve rispondere anche come agente sociale. 

Non di meno sono fermamente convinta che ci sono alcuni programmi di alcune materie che dovrebbero essere fissati a livello europeo…Il programma che concerne lo studio della storia per esempio… 

Lavorando su un percorso storico comune potrebbero essere sottolineate alcune convergenze memoriali e si potrebbe lavorare sulla costruzione di una identità comune a partire da grandi eventi che hanno interessato tutti gli stati europei. 

Per saperne di più:

Sui programmi e sulla legislazione dell’Unione europea in materia di istruzione si può consultare: