15 gennaio 2012

Edisu: continuano le proteste

di Camilla Cupelli pubblicato su Acmos.net

“L’anno prossimo, se la situazione non cambia, dovrò tornare a casa – dice una studentessa che frequenta un corso di laurea magistrale – ho potuto studiare qui negli anni passati grazie alle borse di studio dell’Edisu: ma ora i soldi non ci sono più. Quest’anno riesco a terminarlo, ma l’anno prossimo chissà…”. E’ soltanto una delle molte voci disperate che si levano in questi giorni dagli studenti fuori sede dell’Ateneo torinese: in seguito ai tagli per l’istruzione, l’Ente per il Diritto allo Studio del Piemonte si è visto decurtare i bilanci annuali senza pietà da parte della Regione, e la situazione non sembra migliorare. Dopo le molte manifestazioni dei mesi passati, per cercare di denunciare una situazione che già si profilava allarmante, gli ex borsisti non mollano la protesta.

Prima di Natale, in vista del Cda dell’Edisu, gli studenti avevano già messo in guardia dal rischio di mancata erogazione della maggior parte delle borse, con tagli pari a circa il 70% e conseguente allontanamento dagli alloggi assegnati per i borsisti non più idonei a lezioni inoltrate. Gli ultimi giorni utili, poi, era spuntata una decina di milioni di euro, molti dei quali erogati dal Senato Accademico dell’Università, che ha deciso di devolvere tutti i fondi disponibili per la causa dei borsisti.

Il 10 gennaio si è tenuta una manifestazione insolita, arricchita dalla presenza dei lavoratori delle segreterie Edisu“noi siamo con gli studenti, non solo loro non potranno studiare, ma in molti stanno anche perdendo il posto di lavoro. L’Edisu è sempre stato il fiore all’occhiello dell’Italia per quanto riguarda la tutela dell’art.34 della nostra Costituzione, ma ora sembra non essere più tra le priorità”. Lo stesso giorno il Cda dell’Edisu ha ammesso di possedere capacità finanziarie pari ad 1/12 dell’anno scorso, e che probabilmente per il prossimo anno le cifre saranno ancora più basse.

 Due giorni dopo la bomba è esplosa: nella Residenza Edisu “Paolo Borsellino”, alle spalle del Politecnico, due studenti sono stati sgomberati dalla polizia lunedì, in seguito allo sfratto, perché non erano più in grado di pagare la mensilità dovuta. Amna e Khaled, fratelli tunisini, si erano trasferiti a Torino con l’intento di studiare, certi di risultare idonei per godere della borsa di studio, ma ora si ritrovano senza la possibilità di pagarsi gli studi e di una stanza in cui vivere. Così in molti hanno deciso di occupare, il 10 gennaio, la storica Residenza Edisu “Verdi”, un luogo simbolo del lavoro condotto negli anni in favore del diritto allo studio. Nel centro di Torino, all’angolo tra via Verdi e via Rossini, gli studenti stanno organizzando delle assemblee per capire come muoversi: i soldi non ci sono, ma qualcosa si dovrà pur smuovere, perché gli studenti chiedono con forza alle istituzioni di essere ascoltati, e rivendicano il diritto allo studio come voce prioritaria nel bilancio della Regione.