10 gennaio 2012

Dall’acqua pubblica alla moschea. A colloquio con Marco Grimaldi

Fonte: Acmos.net. Un’intervista di Camilla Cupelli – Alle elezioni comunali del 2011 molti giovani candidati sono stati eletti. Tra questi Marco Grimaldi, esponente di SEL, ha ottenuto un posto in Consiglio Comunale. Sostenuto da Benvenuti in Italia nella corsa a Palazzo di Città, il suo volto non è nuovo alla città di Torino ed il suo percorso è in continua crescita. Vediamo cosa ne pensa in merito ad alcuni temi centrali della nostra città, molte dei quali priorità politiche della FondazioneBenvenuti in Italia.

 Una materia fondamentale durante la campagna elettorale dello scorso anno per molti tuoi sostenitori, tra i quali Benvenuti in Italia, è quello della trasparenza amministrativa, da sempre caro ai movimenti sociali torinesi: come stai portando avanti questa battaglia nel Consiglio Comunale?

La questione della trasparenza è avviata già da tempo nella città di Torino: sono già disponibili online tutte le sedute dei Consigli Comunali registrate, e da non molto sono presenti sul sito anche le sedute delle diverse Commissioni. Per quanto riguarda invece la rendicontazione, ad esempio delle spese elettorali dei singoli candidati, è già stato richiesto a tutti un aggiornamento, anche se è naturalmente volontario. Certamente il tema resta molto caro a Sel, che già lo scorso anno aveva promosso l’anagrafe degli eletti.

 Tema centrale della tua campagna elettorale è stato quello dell’ambiente: oltre al problema dell’inquinamento, cruciale è anche il tema dell’acqua pubblica. Come pensi di portare avanti la battaglia vinta con i referendum a Torino?

Bisogna innanzitutto distinguere una società pubblica da una di diritto pubblico: a Torino, ad esempio, la SMAT è una società pubblica ma non di diritto pubblico, in quanto è partecipata soltanto da enti pubblici ma è ancora una società per azioni (s.p.a.), e resta quindi di diritto privato. Proprio a gennaio ci sarà un incontro mirato con le figure competenti per le partecipate per capire se e come trasformare la SMAT in consorzio pubblico, anche se a decidere devono essere tutte le città che usufruiscono di tale servizio. Naturalmente nella discussione già avviatasi sulle nuove holding con il Consiglio Comunale torinese Sel ha richiesto che la SMAT sia esclusa dalla discussione, al contrario ad esempio dell’AMIAT, con la questione del termovalorizzatore e tutto ciò che esso comporterebbe.

 Per quanto riguarda i cosiddetti “nuovi cittadini”, a Torino è saliente la questione della nuova Moschea, i cui lavori partiranno a breve. Come si sta muovendo al riguardo il comune?

Il Consiglio Comunale è sempre stato favorevole alla costruzione, ma bisogna fare molta attenzione a non trasformare la pratica di un privato con una discussione pubblica, come troppo spesso fa la Lega, ad esempio. La futura moschea è un progetto privato che avrà destinazione pubblica. Quello che intendo dire è che questa “Moschea della pace” trova proprio nel fatto di essere gestita da un’associazione il suo punto di forza: in un’associazione si tengono registri con gli iscritti e si rende conto del lavoro fatto, il che rende doppio il valore del progetto: oltre ad allontanarsi dalla pratica delle cosiddette “moschee garage” si soddisfa anche il piano della trasparenza agli occhi dei cittadini, per fugare ogni dubbio sulla complicità con frange estremiste islamiche.

 Un ultimo commento sulla situazione regionale: l’Operazione Minotauro sta sconvolgendo la nostra regione. Cosa ne pensi, in qualità di amministratore cittadino della città di Torino?

 Sono felice del fatto che la magistratura stia mettendo in luce ciò che Libera e molti di noi sostengono da anni, ovvero la presenza massiccia delle mafie anche nel nord Italia. Certo, però, occorre che i partiti non attendano solo la magistratura, ma cerchino di selezionare la dirigenza interna con accuratezza. Al di là della superficialità, a volte vi è anche intenzionalità nell’intrattenere rapporti con la criminalità organizzata, ed è a questo che i partiti devono prestare maggiore attenzione. Le numerose leggerezze politiche sono spesso accompagnate da alcune pratiche, come il voto etnico, che sono sempre più rischiose. Il tema – che spero venga indagato a fondo – è quello delle gare d’appalto e del mercato legale: troppo spesso si accendono i riflettori sui milioni di euro che le mafie investono nell’economia illegale, ma il problema del nord rimane nel cono d’ombra del riciclaggio di denaro sporco nelle economie legali. Già dalle Olimpiadi del 2006 Torino si era resa conto del problema, e auspico che i nostri funzionari -oltre agli amministratori – siano preparati a fronteggiare il problema.