24 giugno 2012

Cronache egiziane

Di Federica Di Lascio – Lasciamo il Cairo per dirigerci verso Alessandria, verso il mare. Sostiamo in due cittadine del delta del Nilo, Tanta e Kafr al-Zayat, dove incontriamo due organizzazioni giovanili nate durante la primavera araba. La prima, the Arab Foundation for Online Media, si occupa di citizen journalism alla stregua di Mosireen, seppur con dotazioni meno avanzate e risonanza limitata al territorio. Nel lungo tragitto in pullman, e per le strade di queste città, la differenza col Cairo è imponente: povertà ancor più marcata, strade dissestate e a volte prive di asfalto, rifiuti ovunque – e sacchetti appesi ai balconi delle case -, casermoni di cemento rimasti incompleti, meno donne per strada, guida ancora più anarchica e spericolata. Siamo davvero nel cuore dell’Egitto. Ci accolgono questi ragazzi dai tratti meno sofisticati dei dirigenti delle associazioni del Cairo, dall’inglese meno forbito, dal fare meno professionale, ma con la stessa passione ed entusiasmo degli altri. Nella National Institution for Civic Development si occupano, dal gennaio di scorso, di molteplici attività in campo sociale, politico ed ambientale. “Da queste parti la priorità è l’ambiente”, sostiene Fatma; “la gente deve capire la radice di tanti problemi e abituarsi a vivere in modo diverso la propria città”. “Sogniamo di trasformare Kafr al-Zayat nella migliore città al mondo”, aggiunge Ibrahim. Il nucleo dell’attività è gestita da sei volontari che coordinano una serie di altri giovani della zona. Gente che fa un altro mestiere, come l’insegnante, il receptionist, l’accounter, e che vorrebbe un giorno dedicarsi completamente a questa missione di vita. Tra le attività messe in campo, vi sono laboratori artistici per bambini ed adulti, scuole di politica e tavole rotonde con politici e membri di partito, sessioni formative per imparare a monitorare il voto, raccolte fondi, di vestiario e alimenti per i poveri. Tra le campagne svoltesi in questo primo anno e mezzo: Start with your parents, per portare al voto tutti i familiari; Participate? No, choose!, una campagna a tappeto nelle strade e nei sobborghi di periferia per portare al voto anche chi è privo di coscienza elettorale; Free Egyptian Woman, per discutere delle questioni di genere, stimolare partecipazione femminile e lanciare proposte dal basso; Together, per diventare tutti volontari per un giorno, dedicandosi alla cura delle strade, all’ambiente, ad attività artistiche, alle lingue straniere; Tanta Zoo, per la cura e la salvaguardia dello zoo locale, che versa in condizioni critiche. Insomma, tanta voglia di fare, e di prendersi cura dell’alfabetizzazione civile e politica – oltre che del supporto materiale – degli abitanti della zona. Il tutto contando solo sulle proprie risorse, e su nessun aiuto esterno, perché in Egitto, se svolgi un’attività dichiaratamente politica – seppur apartitica -, non puoi ricevere alcun supporto né costituirti in ONG.

 

Durante la passeggiata sul battello, ci troviamo a chiacchierare informalmente con questi giovani ragazzi, che ci deliziano di tanto in tanto con ballate rivoluzionarie. “Non lontano da qui, in una cittadina poco distante dal deserto [Belshai-Kafr-El Zayat], vi sono due famiglie molto ricche e famose [El-Sharkawy e Barghout] che svolgono sotto gli occhi di tutti attività illecite nel traffico d’armi e di droga”, spiega Mohammed. “Purtroppo nessuno è mai riuscito a punirli, perché intrattengono relazioni salde con uomini di stato e militari”. Come dire, tutto il mondo è paese.