10 novembre 2011

Berlusconi: “Monti, scelta ineludibile” Di Pietro: “No a governo tecnico”

Il punto di svolta della crisi politica giunge alle 19.17 quando l’agenzia Ansa batte la notizia che il capo dello Stato Giorgio Napolitano ha nominato Mario Monti senatore a vita. Fino ad allora l’ex commissario europeo era uno dei nomi, assieme a Giuliano Amato e Gianni Letta, indicato come il possibile premier di un governo di emergenza nazionale: un esecutivo bipartisan appoggiato da Pdl, Pd e Terzo polo, in grado di fronteggiare lo tsunami che ha investito la Borsa italiana con lo spread tra i titoli del debito pubblico italiano e quelli tedeschi schizzato ieri a 570, facendo temere come prossima una fine simile a quella della Grecia. La mossa del Quirinale quindi è un modo per rassicurare i mercati e, di fatto, è l’anticipazione di quale possa essere il candidato a sostituire Berlusconi se, come appare al momento probabile, prevarrà come sbocco l’opzione per un nuovo esecutivo piuttosto che le elezioni anticipate. Del resto Monti non è più solo un tecnico, ma un politico dopo avere ricevuto il laticlavio di senatore a vita. E questa via di uscita, «un governo di emergenza nazionale con ampia base parlamentare», è l’invito che giunge da Confindustria, Abi, Ania, Alleanza delle cooperative e Rete Italia.

La mattina si apre con un Berlusconi che, a radio e tv, conferma: mi dimetterò subito dopo il varo della legge di stabilità e Angelino Alfano è il mio possibile successore. Sono parole che non rassicurano la Borsa. Anzi. Lo spread continua a salire, segno che nel mondo finanziario si ritiene che nella situazione italiana regni l’incertezza politica. È a questo punto che scende di nuovo in campo il Quirinale. Con una nota stringata in quattro punti e significativamente intitolata «Di fronte alla pressione dei mercati finanziari sui titoli del debito pubblico italiano, fugare ogni equivoco e incomprensione», Napolitano chiarisce che «non esiste alcuna incertezza sulla scelta del presidente del Consiglio di rassegnare le dimissioni» dopo il varo della legge di stabilità. Camera e Senato, attraverso accordi tra i rispettivi presidenti e i gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione, approveranno «nel giro di pochi giorni» la legge. Più tardi verrà reso noto che Palazzo Madama licenzierà il testo venerdì mattina e che subito dopo approderà a Montecitorio dove il via libera definitivo sarà dato entro sabato sera.

Nel dettare i tempi, Napolitano spiega che «si svolgeranno immediatamente e con la massima rapidità le consultazioni» del capo dello stato per dare una soluzione alla crisi. Ciò significa che già domenica sera Napolitano potrebbe affidare un incarico in modo che alla riapertura dei mercati lunedì mattina ci siano le misure dell’agenda Europa approvate e il nome del probabile premier. Al quarto punto il presidente fa notare che «entro breve tempo o si formerà un nuovo governo o si scioglierà il Parlamento per dare subito luogo a una campagna elettorale da svolgere in tempi più ristretti». Lo scopo della puntualizzazione è sgomberare «i timori che in Italia possa determinarsi un prolungato periodo di inattività governativa e parlamentare, essendo possibile in ogni momento adottare se necessario provvedimenti di urgenza». Napolitano, insomma, fa capire che è nel novero delle possibilità fare ricorso a dei decreti legge.

Al Quirinale si reca anche Giulio Tremonti per illustrare il maxiemendamento che recepisce le norme della lettera di impegni consegnata il 26 ottobre dal premier alla Commissione europea e al Consiglio di Europa. Il testo sarebbe stato rivisto (sono scomparse le modifiche all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e l’abolizione delle pensioni di anzianità) in modo tale da renderlo «digeribile» al Pd e alla Lega nord. Un provvedimento sul quale di lì a poco lo stesso Tremonti si sarebbe soffermato in commissione a Palazzo Madama.   

Fonte: Il Corriere della sera