Sulla vicenda delle elezioni regionali piemontesi il pensiero prevalente nel mondo politico che abbiamo avuto modo di ascoltare è il seguente:
Non importa quello che dirà la magistratura (amministrativa e penale) … perchè alla magistratura non bisognava chiedere proprio niente.
Il sistema elettorale prevede delle forzature, delle finzioni? Si, certo, lo sanno tutti e chi in un modo, chi in un altro, chi prima, chi poi, ne ha approfittato.
Chi è senza peccato scagli la prima pietra, insomma.
Puerile allora gridare allo scandalo perchè si è persa una tornata elettorale.
E’ da maleducati e da ingrati.
Scorretto appellarsi alla magistratura (amministrativa o penale) per far fischiare i falli.
Meglio perdere un turno, ma non strappare il velo dell’ipocrisia.
Al prossimo giro magari andrà meglio.
Solo guardando alla vicenda con questo filtro doloroso si può comprendere lo sconcerto sincero nel volto di Cota: che è apparso in certe interviste con il viso di un bambino cui abbiano strappato di mano il pallone, mentre giocava a muretto nel cortile di casa.
Solo così si spiegano la freddezza e il livore riservati a Mercedes Bresso da settori importanti del suo stesso partito: redarguita come si farebbe con lo screanzato bambinetto che improvvisamente si mette a fare le puzzette a tavola.
Non centra nulla la presunta sacralità della “manifestata volontà popolare”, centra piuttosto la concretissima sacralità dei rituali che permettono la sopravvivenza di un certo ceto politico.

Chi ha memoria non rimane nemmeno stupito.
Ci sono almeno due drammatici precedenti.
Il celebre e indimenticato discorso di Bettino Craxi alla Camera sul finanziamento illecito dei partiti.
Pietra miliare della cultura politica che si assolve dal principio di legalità.
Il fatto che si ritrovino oggi, per esempio, nel Partito Democratico noti protagonisti di quella stagione politica, lascia pensare che quella lezione non solo non sia stata dimentica, ma peggio, sia stata metabolizzata.
Il secondo drammatico esempio riguarda il processo contro Giulio Andreotti.
In molti avrebbero arso vivo sulla pubblica piazza l’eretico Gian Carlo Caselli per lo stesso principio.
Andreotti ha avuto rapporti con la mafia? Certo! Come avrebbe potuto non averne, dovendo governare l’Italia.
Ammesso e non concesso che qualche eccesso di compiacenza da parte del senatore ci sia stato, esso non deve rilevare su un piano penale, ma semmai e soltanto sul piano politico. Assurdo pensare ad una condanna giudiziaria, al massimo una censura politica, da parte dei suoi pari.

Così muore la democrazia.
Così la uccidete.

Facciamo un appello a tutte le forze politiche.
Ci rivolgiamo al Presidente Cota, alla Giunta e ai componenti del Consiglio Regionale. Ci rivolgiamo ai segretari di partito.
Smentiteci con i fatti.
Torniamo a votare, nel rispetto delle regole.
Noi chiederemo ad ogni consigliere regionale, per il bene della democrazia, di sostenere una mozione in tal senso.
E daremo conto pubblicamente di chi avrà risposto in un modo e di chi in un altro.
Invitiamo tutte le forze sociali democratiche a sostenere questo appello.

Davide Mattiello
Benvenuti in Italia