13 febbraio 2013

100 anni fa.

Caro Giuseppe, per venire a trovare la tua sepoltura, mi sono dovuto arrampicare in cima a Montesole, fino a Casaglia, proprio in quel piccolo cimitero in cui vennero massacrati dalla furia nazista tanti innocenti.
Hai fatto della tua stessa morte, segno, come segno è stata tutta la tua vita: come l’ago di una bussola che indica sempre il Nord, così tu, mettendo per sempre il tuo corpo in quella porzione di terra, hai voluto legarci la responsabilità della memoria e l’urgenza dell’impegno. Mai più! Mai più la violenza dell’uomo sull’uomo, in qualunque maniera questa si manifesti. Anche in quelle subdole e striscianti che ne succhiano la dignità, lasciando l’involucro in una vita, funzionale al consumo. Probabilmente per questo, dalla meditazione ti strappò soltanto più il bisogno di sbarrare la strada a quanti negli anni ’90 si erano messi in testa di usare lo Stato, per uccidere la Repubblica e inventasti i Comitati per la Difesa della Costituzione. A noi non resta che andare avanti e vincere! Ciao Giuseppe